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  Lettera al direttore del Tg2
5 marzo 2003

Caro Mauro, 
nei giorni scorsi hai condotto con tua consueta professionalità uno speciale dedicato all’anniversario del rapimento di Aldo Moro. In studio hai ospitato l’ex Presidente della Commissione Stragi Giovanni Pellegrino e l’attuale presidente della Commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti. E con una serie di domande rivolte non ad alimentare sterili polemiche ma a tentare di riaccendere l’attenzione su una vicenda in parte ancora oscura ed in parte fin troppo nota e strumentalizzata, sei riuscito a realizzare una trasmissione non solo molto interessante ma anche molto utile. Pellegrino e Guzzanti hanno sfrondato la vicenda dalle tante speculazioni che ne sono state fatte nel corso degli anni riportandola alla sua reale natura di atto terroristico autonomo delle Brigate Rosse. Ma, al tempo stesso, hanno spiegato che esistono ancora parecchie zone d’ombra che aspettano di essere chiarite. 

E che riguardano non solo alcuni aspetti marginali del rapimento, della detenzione e dell’assassinio di Moro rimasti indefiniti ma soprattutto la sensazione che al momento di fare chiarezza definitiva una sorta di superiore ragione di stato, non dichiarata ma terribilmente presente, abbia impedito il definitivo accertamento della verità. Guzzanti ha sollevato la questione mai affrontata del ruolo dei servizi segreti dell’allora Unione Sovietica nella storia del terrorismo “rosso” degli anni ’70. Pellegrino si è chiesto perché mai alcuni magistrati non abbiano seguito la traccia indicata dalla Commissione Stragi che avrebbe portato al covo fiorentino in cui si riunì la direzione strategica delle Br che decise l’uccisione del leader democristiano. Entrambi hanno ricordato come venne impedita l’audizione in Tunisia di Bettino Craxi e fatto capire che ognuna di queste tre questioni potrebbe essere intrecciata alle altre in un unico e grande filone che nessuno osa identificare un po’ per paura ed un po’ per carità di patria, di partito e di ideologia.

Il tuo speciale è stato un modello di trasmissione per il servizio pubblico. Ed ha fornito importanti spunti a noi giornalisti della carta stampata. Ma proprio perché si è trattato di una trasmissione valida, ora che le Brigate Rosse sono tornate a colpire, è risultata incompleta. Non basta che qualche giornale di buona volontà, come “L’opinione”, segua le indicazioni che ne sono emerse. 
La ribalta offerta dalla seconda rete televisiva pubblica ha un impatto sull’opinione pubblica maggiore di tutta la carta stampata messa insieme. E quindi sarebbe auspicabile che a quella trasmissione tu ne facessi seguire un’altra che partisse da dove è finita quella precedente e che puntasse a trovare una risposta storica e d’attualità al tema del fiume carsico del terrorismo delle Brigate Rosse. Chi sono i magistrati che non hanno indagato sul covo fiorentino? E perché? Chi ha impedito l’audizione di Craxi? E perché? Chi ha evitato che oltre ad indagare sul presunto ruolo della Cia si verificasse anche la reale funzione svolta dal Kgb nell’eversione nostrana? E perché?

Caro Mauro, so bene che in Rai non è facile realizzare ciò che all’esterno può sembrare scontato. Soprattutto in questo periodo di grande incertezza ed instabilità. Ma l’impresa vale uno sforzo ulteriore. Quanto meno per convincere i cittadini che non tutti i soldi spesi per il canone sono buttati al vento. Almeno una parte serve a fare buona informazione. 
Con la stima di sempre