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Lo sbocco cerchiobottista 8 marzo 2003 “Perché una cucuzza? Tutto il cucuzzaro!”. I gruppi dominanti del centro sinistra si erano ispirati ad un vecchio gioco di ragazzi per rispondere alla soluzione individuata dai Presidenti di Camera e Senato per sciogliere l’intricato nodo della Rai. Non si accontentavano di avere un Presidente dell’azienda radiotelevisiva pubblica che, sull’esempio delle commissioni parlamentari, assicurasse l’equilibrio della struttura garantendo le forze d’opposizione rispetto ai componenti del Consiglio di Amministrazione espressione della maggioranza. “Perché solo il Presidente di garanzia? Tutti di garanzia!”. Ma il gioco ha mostrato la corda e non ha retto. In primo luogo perché non ha fornito una risposta adeguata al criterio scelto da Marcello Pera e Pierferdinando Casini di applicare una regola parlamentare per regolare la composizione del vertice di una azienda che è di derivazione parlamentare. Non a caso la legge stabilisce che a nominare il Consiglio di Amministrazione della Rai sono i Presidenti dei due rami del Parlamento. E di fatto fissa che è il Parlamento l’editore di riferimento dell’azienda radiotelevisiva pubblica e che i criteri di fondo a cui fare riferimento sono appunto quelli parlamentari. In secondo luogo perché la richiesta che ad essere di garanzia non debba essere solo il Presidente ma anche gli altri componenti del Cda era chiaramente fasulla. I nomi scelti dalla seconda e terza carica dello stato sono sempre, e per definizione, di garanzia per tutti i cittadini. A prescindere dalla loro collocazione culturale e politica. Senza distinzioni di appartenenza visto che a rappresentare la garanzia non è la collocazione di sinistra o di destra dei prescelti ma l’autorità rappresentata dai Presidenti di Camera e Senato a cui la legge affida la designazione. Perché, allora, il centro sinistra aveva replicato chiedendo “tutto il cucuzzaro” delle garanzie a Pera e Casini ? La risposta è semplice. Perché l’opposizione non aveva saputo identificare un nome in grado di rappresentare tutte le sue diverse componenti. E, nella impossibilità di trovare una via d’uscita alla propria difficoltà, tentava di scaricare la patata bollente sui Presidenti di Camera e Senato e sulle forze del centro destra . In questo quadro si era collocata anche l’affermazione del centro sinistra secondo cui l’opposizione avrebbe potuto anche identificare un nome da proporre a Pera e Casini a condizione che il futuro presidente della Rai non fosse stato ostaggio della maggioranza del Consiglio ed avesse avuto il potere di deciderne lo scioglimento a proprio insindacabile giudizio. Una simile richiesta nascondeva la segreta speranza di veder fissato per decreto che la Rai è sempre e comunque di proprietà della sinistra (un presidente con il potere di scioglimento ricatterebbe quotidianamente il Consiglio d’Amministrazione). Ed era , ovviamente, del tutto inaccettabile. Alla fine anche i più riottosi si sono visti obbligati a rinunciare alla scalata sugli specchi e ad accettare la soluzione proposta da Pera e Casini. E dal cilindro è uscito fuori il nome di Paolo Mieli, personaggi di altissima qualità e di indiscusso prestigio che sembra fatto apposta per garantire tutti: Sia l’opposizione, sia la maggioranza. D’altro canto non è stato Mieli ad inventare il termine “cerchiobottismo”? Vuol dire che dopo il nome arriveranno anche i fatti! |