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  O alleati o vassalli
19 marzo 2003

Bisogna mettersi nei pani di Chirac e giustificare la sua ostinata opposizione alla guerra di Bush contro Saddam Hussein . Battendosi per la conservazione degli attuali equilibri in Medio Oriente il Presidente francese difende i forti interessi nazionali legati alle forniture di petrolio irakeno, la tradizionale presenza della Francia nei paesi francofoni dell’Africa musulmana e la pace all’interno di un territorio metropolitano in cui vivono milioni e milioni di immigrati arabi. Ma, soprattutto, si sforza di conservare l’incredibile privilegio ottenuto dalla Francia alla fine della seconda guerra mondiale di entrare a far parte del novero dei cinque Grandi, membri di diritto con potere di veto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. 

Per un paese che usciva da una guerra persa due volte nel giro di pochi anni, la prima contro la Germania, la seconda a fianco della Germania, si è trattato di un vantaggio inestimabile. E Chirac , così come ogni buon francese, non vuole assolutamente che il proprio paese perda, con il crollo del vecchio impianto delle Nazioni Unite, l’incommensurabile vantaggio conquistato dalla testarda prepotenza di Charles De Grulle.

Bisogna mettersi nei panni anche di Giovanni Paolo II e giustificare in pieno il suo alto grido contro l’uso delle armi di morte minacciato dal Presidente Usa contro il dittatore di Bagdad. In Irak vive una delle più antiche comunità cristiane, il simbolo stesso che la presenza cattolica nelle società islamiche è possibile ed auspicabile. E se il Papa non levasse la propria voce per protestare contro la guerra questa comunità e tutte le altre presenti nei paesi arabi si sentirebbero abbandonate dal proprio Pastore. Con conseguenze devastanti per loro stesse , per la Chiesa e per la stessa natura del conflitto in atto destinato in questo modo ad assumere l’aspetto di uno scontro più tra religioni che tra culture e società. 

Ma più di ogni ragione legata agli interessi del Vaticano e dei suoi fedeli a giustificare la opposizione di Giovanni Paolo II all’intervento degli Stati Uniti. Il Pontefice Romano è in grado di cogliere più e meglio di ogni altro il significato di questa guerra americana. Non si tratta di un atto d’arroganza di un Presidente megalomane come pensano alcuni pensatori deboli della sinistra. E neppure di un gesto irresponsabile di un avido capitalista che si preoccupa solo di tutelare gli interessi propri e della propria cerchia di plutocrati come ipotizzano alcuni veteromarxisti ossessionati dal petrolio e dai dollari. Il Papa sa che la posta in palio è il superamento del vecchio equilibrio mondiale fondato sul rapporto ipocritamente e forzatamente paritario tra i cinque paesi vincitori. E sa anche che da questo conflitto nascerà un nuovo equilibrio che sarà incentrato sul riconoscimento del ruolo prioritario degli Stati Uniti all’interno di un organismo delle Nazioni Unite che dovrà essere profondamente rinnovato ed adeguato alla nuova realtà. 

Che può fare il Pontefice Cattolico, Apostolico e Romano di fronte all’avvento del nuovo Impero globale se non ribadire che il potere del Cesare americano dovrà comunque fare i conti con il potere morale di un Papato da sempre altrettanto globale? In questo modo il futuro assume un aspetto decisamente antico e nel nostro paese torna di nuovo a profilarsi il fantasma del conflitto tra guelfi e ghibellini. Ma così è. E nessuno può farci nulla visto che ognuno degli attori della scena internazionale insegue in maniera legittima i propri interessi storici, politici e morali.

Ma se si riconoscono le buone e diverse ragioni di Chirac, del Papa e di Bush si deve automaticamente riconoscere la piena legittimità della posizione adottata dal governo italiano di Silvio Berlusconi.
Rispettare l’alleanza con gli Stati Uniti è l’unica strada possibile per il nostro paese. L’interesse nazionale esclude una scelta neutralista che neppure Francia, Germania e Russia perseguono. Al contrario, impone di partecipare alla costruzione del nuovo equilibrio mondiale. Chi si esclude è destinato a passare da alleato a vassallo. Con tutto ciò che ne consegue!