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Reagire, reagire, reagire 27 marzo 2003 Il secondo conflitto irakeno ha fatto una vittima eccellente nel nostro paese. Si tratta del cosiddetto spirito bipartisan. Quello che dovrebbe scattare quando particolari circostanze internazionali impongono alla nazione scelte di grande importanza che predeterminano il futuro di tutti i cittadini. In passato questo spirito bipartisan, che poi sarebbe la capacità della classe politica di presentare il paese con un volto unitario e compatto sulla scena internazionale, è più volte scattato. Senza bisogno di riesumare la grande unità nazionale del dopo Caporetto nel 1917 basta tornare indietro di pochissimi anni. E ricordare la decisione del governo di centro sinistra di Romano Prodi di inviare una missione militare in Albania e quella del governo di sinistra-centro di Massimo D’Alema di partecipare in maniera attiva e diretta alla guerra contro la Serbia di Milosevic per la liberazione del Kosovo. In quelle occasioni non ci fu solo il voto favorevole in Parlamento dei partiti dell’opposizione del centro destra alle scelte del governo in nome del superiore interesse nazionale. Ci fu soprattutto l’atteggiamento di necessaria ed eccezionale solidarietà nei confronti delle scelte della maggioranza che favorì l’instaurarsi, sia pure temporaneo, di un clima particolarmente disteso. Quello in cui riuscirono a crearsi quelle condizioni naturali di reciproca legittimazione tra opposti schieramenti politici che caratterizzano le democrazie mature dell’alternanza e che nel nostro paese costituiscono da sempre un obiettivo difficile da raggiungere. Come si è visto nel dibattito parlamentare sulla crisi irakena, anche questa volta il traguardo è stato fallito. Lo spirito bipartisan è rimasto nel limbo delle buone intenzioni. Maggioranza ed opposizione si sono duramente scontrate. E, quel che è più importante, al posto della reciproca legittimazione si è verificata l’ennesima operazione di delegittimazione della maggioranza di centro destra da parte dell’opposizione di centro sinistra. Silvio Berlusconi ha giustamente denunciato che fino ad ora solo il proprio schieramento politico ha dimostrato di saper subordinare il proprio interesse particolare a quello generale. Ed ha messo polemicamente in evidenza che per la sinistra lo spirito bipartisan o coincide con il proprio interesse o non ha ragione d’essere. Ma ciò che è emerso dal dibattito parlamentare e che gli esponenti della maggioranza non hanno sufficientemente messo in evidenza, è il modo particolare con cui l’opposizione ha spazzato via le condizioni per la solidarietà nazionale in occasione della guerra in Irak. La sinistra è passata dall’asprezza dei temi politici al disprezzo ed al dileggio personale. Dal “no alla guerra” agli “scalzacani”. Ed in questo modo ha posto l’ultima e definitiva pietra tombale su quella reciproca legittimazione che dovrebbe essere normale per una democrazia come la nostra. Il centro destra dovrebbe reagire con forza a questa offensiva verbale dell’opposizione. Scivolare dal terreno politico a quello personale è un atto di imbarbarimento della vita pubblica, destinato a provocare gravissime conseguenze sulla stessa convivenza civile del paese. Anche perché il disprezzo umano per l’avversario crea le condizioni per perpetuare all’infinito quello spirito da guerra civile che si trascina da decenni nel nostro paese. Non sarebbe il caso, una volta tanto, tirare in ballo il Capo dello Stato ? Per chiedergli di intervenire a sollecitare a ritornare dal personale al politico con toni più civili e meno beceri. |