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  Un atto di coraggio
1 aprile 2003

L’alternativa non è più tra la pace e la guerra. Lo sviluppo degli avvenimenti ha totalmente polverizzato il dilemma. Ormai anche chi era contro l’intervento unilaterale angloamericano sa bene che non serve a nulla recriminare su ciò che non è stato. La scelta è tra un cessate il fuoco che di fatto significa la vittoria di Saddam Hussein o una guerra, più rapida possibile, che di fatto comporta la vittoria di Bush e di Blair. Non esiste una terza via tra queste due strade maestre. 

Ed anche chi, come Sergio Cofferati e la minoranza Ds, auspica una lunga guerra di logoramento degli americani sul modello di quella vietnamita di fatto si schiera a favore del dittatore di Baghdad. Senza “se” e senza “ma”. In questa luce la maratona oratoria che oggi si svolge a Largo dei Lombardi di Roma dalle 15 alle 22 costituisce sicuramente una occasione per dare voce a chi, posto di fronte alla secca scelta tra Saddam e Bush, si schiera dalla parte degli alleati storici del nostro paese senza dubbi, senza remore e, come sul fronte opposto i sostenitori dei Rais, senza alcun “se” e “ma”.
Chi partecipa oggi alla no-stop compie sicuramente un atto di coraggio. In primo luogo di natura fisica. In giro ci sono troppi pacifisti che credono nell’uso politico della violenza e non esitano ad usare mani, bastoni ed anche peggio per dare peso alle loro vacillanti opinioni. 

Chi viene a parlare e ad ascoltare, quindi, dimostra di non avere paura di sostenere le proprie convinzioni. E questo può assumere un grande valore simbolico agli occhi di quella maggioranza che non scende in piazza per dimostrare di preferire la democrazia alla dittatura: i violenti che si ammantano di bandiere pacifiste non prevarranno. Al coraggio fisico si aggiunge quello intellettuale. Ci vuole del fegato ad andare controcorrente rispetto al pensiero unico pacifista che domina incontrastato nel mondo dell’informazione nazionale. Soprattutto di fronte alla tendenza degli esponenti dell’egemonia falso pacifista a reagire con i soliti metodi discriminatori e ghettizzatori nei confronti di non si lascia omologare e massificare. 

Chi partecipa oggi alla maratona di Largo dei Lombardi compie quindi un atto di coraggioso dissenso. In nome di quei valori di libertà e di democrazia che l’ondata di antiamericanismo ed antioccidentalismo ammantata di pacifismo rischia di cancellare dalla coscienza civile e politica del paese. Nessuno di noi pensa che gli “americani” abbiano sempre ragione. E qualcuno continua a credere che abbiano compiuto un errore nel decidere l’intervento in Irak di fuori dell’Onu. Ma di fronte all’esigenza di scegliere tra una dittatura sanguinosa e una democrazia capace di correggere i propri sbagli, la polemica sulla pace e la guerra passa in secondo ordine. Nella doppia convinzione che non ci può essere una giusta pace senza la libertà e che le democrazie possono anche sbagliare ma sono sempre preferibili alle dittature.