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  Un successo imprevisto
3 aprile 2003

Ho una sola risposta per chi mi chiede un bilancio della maratona oratoria del primo aprile a Largo dei Lombardi di Roma. E’ andata al di sopra di ogni previsione. L’obbiettivo era di fornire una testimonianza dell’esistenza di una opinione diversa rispetto a quella del falso pacifismo attualmente dominante nel nostro paese. E questo obiettivo è stato centrato molto più di quanto si sarebbe potuto ragionevolmente sperare. Nessuno pensava di dare vita ad una di quelle “adunate oceaniche” tanto care alla liturgia dei partiti totalitari del secolo scorso. Si voleva semplicemente imitare le no-stop oratorie di Marco Pannella e dei radicali puntando più sulla testimonianza delle idee che sulla mobilitazione della piazza. 

Non volevamo e non avremmo mai potuto fare un “Usa Day”. Per imprese del genere sono necessari mezzi ben diversi di quelli più che modesti de “L’opinione”. Volevamo fare un semplice “ Hyde park” aperto a tutti quelli che avevano il coraggio di uscire allo scoperto sfidando il conformismo asfissiante della stampa, della cultura e della stessa classe politica italiana. Contavamo sul solo megafono offerto da Radio Radicale, ben consapevoli che la censura operata dai grandi media sull’annuncio della manifestazione avrebbe impedito qualsiasi partecipazione popolare all’iniziativa.
 
Ebbene, “l’Hyde park” è riuscito ben oltre le previsioni. Ad uscire allo scoperto non sono stati solo gli amici più stretti de “L’opinione” ( tra l’altro alcuni dei promotori della iniziativa come Giulio Savelli e Davide Giacalone sono stati costretti a non partecipare per impedimenti personali). Sono stati soprattutto personaggi di particolare spessore e valore che hanno sfidato il timore di parlare al vuoto e la preoccupazione di suscitare reazioni ostili da parte dei pacifisti di fede violenta. L’elenco dei partecipanti alla no-stop pubblicato a pagina quattro dimostra in maniera addirittura lampante il pieno successo della “operazione Hyde park” . Al successo in parte insperato sul versante dei partecipanti si aggiunge poi quello del tutto imprevisto sul versante del pubblico presente e della risonanza mediatica della manifestazione.

Per accogliere chi voleva seguire la maratona iniziata alle 15 e terminata alle 23 avevamo fatto sistemare sotto la piccola tribuna degli oratori quattro file di sedie da cinque posti ciascuna. Contavamo di avere, oltre al pubblico di Radio Radicale, una piccolissima presenza di poco più di un centinaio di persone nell’arco delle otto ore della manifestazione. A seguire gli interventi abbiamo invece avuto più di millecinquecento persone, tutte giunte senza alcuna sollecitazione o invito diretto ma solo per libera convinzione. Chi è abituato a valutare il valore delle idee sui numeri di piazza Venezia o piazza San Giovanni può anche ridere ed irridere. Ma per noi è stato motivo e di conforto scoprire che più di millecinquecento cittadini sono venuti ad ascoltarci senza cartoline precetto, cestino-viaggio, pulman organizzati e grancassa di grandi giornali e telegiornali pubblici e privati. 

Sono il segno che gli oratori della maratona non parlavano a voce di una minoranza ristretta e disperata ma in rappresentanza di una larga maggioranza dell’opinione pubblica del paese che aspetta solo di essere informata e sollecitata per uscire allo scoperto e far valere la propria forza. Al successo inaspettato riguardo alla pubblico dei partecipanti si è aggiunto quello , addirittura incredibile, conseguito sul versante mediatico. Il “temperino” de “L’opinione” è riuscito a bucare ed affondare l’immensa corazzata del conformismo falsopacifista imperante sulla stampa italiana. Il merito è stato della validità dell’iniziativa, della testardaggine dei pochi che l’hanno portata avanti, del coraggio di chi l’ha sostenuta (Marco Pannella e Radio Radicale) e, soprattutto, della decisione di Giuliano Ferrara di aiutare la no-stop ad uscire dal cono d’ombra in cui era stata relegata. 

Senza l’aiuto del direttore de “Il Foglio” la maratona non avrebbe valicato i confini ristretti del pubblico radiofonico e raggiunto il terreno più ampio del pubblico televisivo. Grazie anche a Giovanni Floris ed a “Ballarò”, quindi, siamo riusciti a raggiungere un traguardo che non avremmo mai potuto prevedere. Quello far sapere a qualche milione di italiani che esistono idee ed opinioni diverse rispetto a quelle dell’antiamericanismo e del terzomondismo che si nascondono sotto la bandiera del pacifismo. Le idee chi di tra libertà ed oppressione e tra democrazia e dittatura non nutre dubbi di sorta. E sceglie sempre e comunque di stare dalla parte dei valori fondanti della società occidentale.