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Il Cavaliere ringrazia 9 aprile 2003 A sinistra nessuno chiede più l’immediata fine della guerra. E neppure un repentino cessate il fuoco o una pausa nella battaglia per portare aiuti umanitari alla popolazione civile irakena. C’è solo Alfonso Pecoraio Scanio, che sfida il ridicolo invocando un cessate il fuoco almeno su case ed hotel. Ma è un caso umano più che politico! Ora che le truppe americane sono entrate a Baghdad e quelle inglesi a Bassora i temi della guerra e della pace hanno perso improvvisamente interesse. Le manifestazioni pacifiste perdono significa e diventano, come sabato a Roma, un problema di viabilità pubblica. Non a caso il candidato per la sinistra alla Provincia di Roma Enrico Gasbarra, che aveva lanciato la propria campagna elettorale all’insegna della bandiera pacifista, si è affrettato a fare marcia indietro buttando al macero i manifesti che lo ritraevano con i colori dell’arcobaleno. E, quel che è più significativo, la conferenza programmatica dei Ds ha letteralmente cancellato dal proprio dibattito qualsiasi accenno al problema delle operazioni belliche in Irak. Secondo qualcuno per non accentuare i contrasti interni. Secondo altri perché su questo tema la sinistra non ha proprio nulla da dire e subisce una sconfitta cocente. Come Saddam. La vittoria degli alleati, infatti, ha come conseguenza diretta nel quadro politico italiano la conferma clamorosa e definitiva della incapacità ormai irreversibile dell’attuale opposizione di superare la crisi in cui è entrata al momento della vittoria elettorale di Silvio Berlusconi e del centro destra. La guerra poteva essere l’occasione per superare il trauma della sconfitta e trovare una prospettiva per il futuro. La strada era pronta e spianata dall’esempio di Tony Blair e dei democratici americani. Quella di scelta di campo che avrebbe dovuto essere assolutamente scontata per una sinistra democratica di una società occidentale. In particolare, per una sinistra che dai tempi di Palmiro Togliatti in poi, passando attraverso il tormentato “strappo” di berlingueriana memoria, aveva costantemente puntato a legittimarsi come forza di governo di un paese occidentale superando le mille difficoltà legate alla sua natura originaria di forza antisistema ed anti-occidentrale. Invece nulla di tutto questo è avvenuto. La strada di Blair, che non è solo quella dell’alleanza bellica con gli Stati Uniti ma è anche quella di una concezione più moderna ed avanzata del vecchio stato sociale, è stata scartata per paura di rompere con chi pensa di avere un futuro politico puntando sulla scelta antioccidentale in un paese che è il cuore dell’Occidente. E così si può tranquillamente registrare che, agli occhi di noi italiani, la guerra in Irak si è di fatto conclusa con due vittime. Da un lato Saddam, dall’altro la sinistra che in nome di una falsa unità punta su passato invece di proiettarsi verso il futuro. E il Cavaliere sentitamente ringrazia… |