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  Una scelta di civiltà
12 aprile 2003

Una nuova realtà politica si pone di fronte ai socialisti, quelli del nuovo Psi e quelli dell’intera diaspora. 
La stessa realtà che impone nuove scelte e nuovi comportamenti ai liberali, ai repubblicani, ai socialdemocratici ed a tutti quei laici senza appartenenza di partito che non intendono rassegnarsi a scomparire dalla storia politica del nostro paese. Questa realtà è scaturita dagli sconvolgimenti provocati nel panorama politico italiano dalla guerra scoppiata l’11 settembre dello scorso anno ed ora ancora in corso in Irak. 

Ed è caratterizzata dal superamento del vecchio dualismo centro-destra- centro-sinistra, berlusconiani-antiberlusconiani, che aveva caratterizzato la seconda metà degli anni ’90 e l’avvio della prima legislatura del terzo millennio. 
Il nuovo dualismo si fonda sull’alternativa tra occidentali ed anti-occidentali. E presenta una linea di confine tra i due schieramenti talmente netta e marcata da costituire una sorta di vero e proprio fossato che tende progressivamente ad allargarsi e ad apparire sempre più invalicabile.

Dalla parte degli occidentali ci sono gli eredi delle grandi tradizioni politiche democratiche che comprendono come l’epoca delle lacerazioni e dei contrasti ideologici è finalmente terminata ed è arrivato il momento di fare fronte comune contro il pericolo della fine della modernizzazione del pianeta. Dalla parte degli antioccidentali ci sono invece quanti si sono aggrappati al terzomondismo scambiandolo per un succedaneo dello scomparso marxismo-leninismo e predicano il ritorno ad una sorta di medio-evo premoderno destinato a cancellare le conquiste di libertà, giustizia, solidarietà e benessere ottenute in secoli di lotte.

In questo quadro la collocazione dei socialisti, sia di quelli della Casa delle Libertà, dell’Ulivo o delle terre di mezzo, è in tutto identica a quella dei liberali, dei laici, dei repubblicani, dei socialdemocratici, dei cattolici non fondamentalisti, dei democratici nazionali e dei democratici progressisti. Chi non vuole ripiombare nel passato deve necessariamente collocarsi dalla parte dell’Occidente. All’interno di questo schieramento si dovrà necessariamente discutere se privilegiare il modello della Vecchia Europa continentale, quello americano o quello mediterraneo ricco anche del contributo e della presenza della cultura araba non fondamentalista. 

Ma chi crede che la modernità, i suoi vantaggi d i suoi valori, debbano diventare patrimonio globale dell’umanità non potrà mai tornare indietro e scavalcare il confine che li separa dai nostalgici di ogni forma di dittatura pronti ad accettare anche il regresso della civiltà pur di vendicarsi della morte del marxismo-leninismo.

Il panorama politico italiano è caratterizzato dalla presenza massiccia ed ingombrante dei terzomondisti antioccidentali. Da questo punto di vista la situazione è incredibilmente simile alla metà degli anni ’50, quando la democrazia era bloccata dalla presenza di un Pci antioccidentale ed antisistema che in nome della vecchia solidarietà antifascista teneva legato al proprio carro il Psi ed una parte delle forze laiche. Anzi, a differenza di allora, l’equivalente odierno del vecchio Pci punta a conquistare l’egemonia sull’intero schieramento d’opposizione proprio utilizzando l’ideologica terzomondista come motore trainante dell’intera operazione.

Per i socialisti, allora, la strada non può non essere simile a quella della scelta autonomista del passato e dell’obbiettivo di dare una grande sinistra riformista all’attuale maggioranza governativa. Con una diversità rispetto al passato. Che la diaspora provocata dal golpe mediatico-giudiziario non si supera con una impossibile ricostruzione e riproposizione del vecchio ma con la costruzione di una nuova area delle libertà, delle riforme e del cambiamento.