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  Il Piave di Badaloni
23 aprile 2003

La nuova linea del Piave della resistenza di sinistra all’invasione centrodestrista della sacria patria radiotelevisiva pubblica e lottizzata non è più contrassegnata dai nome di Biagi, Santoro, Luttazzi e Fazio. Oggi il Piave mormora lungo la sponda Badalini-Remondino. E la nuova parola d’ordine è che lo “straniero” della Cdl non deve in alcun caso “passare” negli uffici di corrispondenza della Rai di Bruxelles e di Belgrado. Il tasso di libertà nel sistema informativo del paese non è più legato al ritorno o meno di Santoro, Biagi e compagnia bella sul prime-time delle reti di Viale Mazzini ma sulla permanenza di Badaloni e Remondino nei posti di lotta e di militanza in cui sono stati negli ultimi anni. 

La questione è chiaramente ridicola. Ma il Consiglio di Amministrazione della Rai, su richiesta del Presidente Lucia Annunziata, si è occupata appositamente dell’argomento. Per definire criteri certi per nomine e spostamenti di corrispondenti. 
Ed in questo modo, come spesso capita, il ridicolo si trasforma in caso politico. Ed il problema ha cambiato radicalmente aspetto: Non è più rappresentato dalla pretesa della sinistra di conservare a Bruxelles come “corrispondente “personale del Presidente della Commissione Ue ed ex leader dell’Ulivo Romano Prodi l’ex presidente ulivista della Regione Lazio Piero Badaloni. E neppure dalla protervia della stessa sinistra nel difendere l’indifendibile sostenitore del regime serbo di Milosevic nella capitale di un paese che nel frattempo ha cambiato sistema politico e collocazione. Il problema diventa quello complessivo della informazione del servizio pubblico. 

Che proprio in occasione della recente crisi irachena si è dimostrata totalmente appiattita su una linea di antiamericanismo forsennato e fondamentalista del tutto inaccettabile non in ossequio alla linea politica del governo di segno esattamente contrario ma in nome di una semplice esigenza di pluralismo e correttezza informativa del paese.

Se questo è il problema, allora, non è solo il Consiglio d’Amministrazione della Rai e neppure la Commissione di Vigilanza parlamentare a dover affrontare i criteri di nomina e di spostamento dei corrispondenti. A discutere di come il servizio pubblico informa il paese deve essere il Parlamento in prima persona. Ed è auspicabile che per evitare che dopo il tormentone strumentale sui “martiri” Biagi e Santoro ci sia un secondo tormentone sulla seconda linea di martiri Badaloni e Remondino, è necessario che qualche parlamentare della Casa delle Libertà si faccia coraggio e lanci la richiesta di una apposito dibattito parlamentare su un sistema informativo nazionale che non può essere più lasciato ai lottizzatori ed ai lottizzati della sinistra.