torna alla
home page

ARCHIVIO

2003
maggio
aprile
marzo

febbraio
gennaio

2002
marzo
febbraio 
gennaio

2001
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Contro la giustizia politica
01 maggio 2003

Bisogna essere solidali con Cesare Previti. Perché il dibattimento processuale ha dimostrato che non esistono prove accettabili della sua colpevolezza. E perché il modo in cui si è concluso il processo di Milano ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che ai danni del parlamentare di Forza Italia si è consumata una operazione mediatico-giudiziaria a fini politici in tutto simile a quelle che hanno portato al crollo della Prima Repubblica, alle deviazioni antidemocratiche della Seconda ed alla patologica anomalia della vita pubblica nazionale. Stare dalla parte di Previti, quindi, non è solo un atto di solidarietà per la persona. E neppure per la sua parte politica. E’ un atto di legittima difesa del singolo cittadino contro quell’uso politico della giustizia che ha già messo in serio pericolo la democrazia italiana e che rischia di metterla definitivamente fuori uso.

Ma non basta schierarsi a parole contro l’ennesimo processo politico. Bisogna anche tirare le conclusioni pratica e concrete di questa scelta in favore delle libertà inalienabili dell’individuo. E queste conclusioni riguardano necessariamente riguardare il modo e la sostanza delle iniziative da prendere.
Sulla sostanza non ci possono essere più dubbi. Chi spara su Previti punta in realtà a colpire Silvio Berlusconi e ad ottenere con la scorciatoia giudiziaria ciò che non riesce a conseguire attraverso il normale percorso politico.
 
Contro questo progetto non bastano le strategie giudiziarie e processuali. Serve una grande iniziativa politica che tagli alla radice l’intreccio perverso della via giudiziaria alla conquista ed alla conservazione dell’egemonia della sinistra. Serve, in altri termini, una grande riforma che dia normalità e stabilità alla sistema politico italiano. 
Anche sul modo con cui portare avanti il progetto della grande riforma e la necessità di confrontarsi con i fautori ad oltranza della rivoluzione giudiziaria non ci possono essere incertezze di sorta. Ci vuole coraggio, fantasia, determinazione ma anche la profonda consapevolezza che la tolleranza con gli intolleranti non paga. Bisogna che la maggioranza applichi la regola popperiana. Senza paura, senza complessi d’inferiorità, senza inutili e stupidi buonismi.