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Il termometro Corriere 14 maggio 2003 All’inizio della legislatura il termometro per registrare la febbre autoritaria del presunto regime berlusconiano era la Rai. O meglio, erano i personaggi simbolo della Rai schierata a sinistra: Enzo Biagi e Michele Santoro. Secondo questo termometro la presenza in video ed i contratti dei due possibili martiri avrebbero dovuto indicare il grado di libertà esistente in Italia. Poi Biagi ha deciso di passare dalla linea ideologica a quella monetaria accettando una sostanziosa composizione dei propri rapporti con viale Mazzini. Santoro si è imbarcato in un lungo e tormentato percorso giudiziario. E, soprattutto, la sinistra ha deciso di non lasciarsi rappresentare dalle star miliardarie ma di puntare sulla difesa ad oltranza degli immensi spazi di potere conquistati nel corso dei decenni dentro l’azienda radiotelevisiva di stato. Così il primo termometro è saltato lasciando un vuoto che in qualche modo andava riempito. Infatti, adesso, grazie al “ Riformista”, spunta un secondo ed ancor più suggestivo termometro. Si tratta del “Corriere della Sera”. Secondo il quotidiano di Antonio Polito sarà il futuro a breve del giornale di via Solferino a stabilire se in Italia esiste o meno un regime e se il livello dell’autoritarismo di tale regime è alto o basso. Il “Riformista” spiega che il giornale diretto da Ferruccio De Bortoli è nel mirino di Palazzo Chigi. Sottolinea che la proprietà del “Corriere” non è più granitica come ai tempi dell’Avvocato ed ha sempre più bisogno del potere politico. E ribadisce che basterà leggere giorno dopo giorno le pagine del principale giornale italiano per “diagnosticare in anticipo gli eventuali sintomi di una polmonite atipica della democrazia italiana”. Sa Santoro a De Bortoli, quindi, con Biagi sempre e perennemente in mezzo! Ma, con buona pace dell’ottimo Polito, così come la storia del termometro della Rai era una bufala, così la storia del termometro del “Corriere della Sera” è una balla di dimensioni colossali. La misura della democrazia italiana non dipende dagli interessi della famiglia Romiti e della famiglia Agnelli. E neppure dalla pretesa di De Bortoli di fare un giornale in cui onorati editorialisti liberali e garantisti sono costretti a svolgere il ruolo di foglie di fico di un quadro informativo complessivo ispirato dal giustizialismo e dal giornalismo militante dell’immutabile Raffaele Fiengo. Se Polito intende misurare il grado di libertà della democrazia italiana dai lampi di lucida follia (citazione di una frase di Piero Ottone) dell’invecchiato giapponese del Cdr del Corriere, si accomodi pure. Prenderà una cantonata colossale. A meno che non voglia stabilire che per conservare la democrazia in Italia si debba proclamare, dopo la verginità della Madonna, anche l’intangibilità del Corriere. Ovviamente quello che da trent’anni Fiengo impone ai suoi direttori a dispetto di una società che cambia e della stessa storia del giornale.Il quale, non bisogna mai dimenticarlo, sarà pure stato il giornale di Albertini ma è anche quello dell’avviso di garanzia del Pool per un reato inesistente! |