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La vittoria di Pirro-Anm 16 maggio 2003 Sarà pure comprensibile la reazione corporativa dei magistrati italiani alle proteste di Silvio Berlusconi contro la giustizia politicizzata. Ma la scelta di premiare le correnti più oltranziste, estremiste e in senso non giuridico ma squisitamente politico sembra fatta apposta per confermare le preoccupazioni che non sono nutrite solo dal Presidente del Consiglio e dai suoi più stretti collaboratori ma dalla stragrande maggioranza degli italiani. Ciò che infatti sfugge ai magistrati dal riflesso corporativo è che amministrare la giustizia in nome del popolo sovrano presuppone che lo stesso popolo nutra almeno un minimo di fiducia nei confronti di chi indaga e giudica a suo nome. Ma come è possibile nutrire fiducia ed affidare la propria sorte nelle mani di chi non si limita a rivendicare il proprio diritto costituzionale alla libertà d’espressione ma la trasforma nell’elemento di distinzione all’interno della propria attività di operatore del diritto? Da questo punto di vista l’esito delle elezioni interne dell’Associazione Nazionale Magistrati costituisce un autentico disastro per l’intera categoria. Il voto non si è limitato a dimostrare che i magistrati sono schierati compattamente contro Berlusconi. E’ tornato ad evidenziare per l’ennesima volta che il criterio di distinzione tra i componenti dell’Anm non è la differente interpretazione della dottrina giuridica ma la diversa collocazione ideologica e politica. E che queste diverse scelte politiche sono determinanti non per la libera manifestazione del pensiero dei magistrati ma per la loro posizione nella società italiana. Non si accede al Csm per meriti propri ma per meriti di corrente. Non si conquista la notorietà, con tutte le conseguenze positive connesse, se non marcando la propria posizione politica dentro l’Anm e nello svolgimento della propria normale attività. Non si realizza il grande salto dall’attività giudiziaria a quella legislativa se non si utilizza la propria toga in chiave ed in funzione politica. Dopo le ultime elezioni nel’Associazione Nazionale Magistrati sappiamo quindi che tutta la magistratura italiana è contro Berlusconi ed una parte consistente lo è ancora di più. E sappiamo anche che nelle Procure e nei Tribunali è animata da una serie di motivazioni politiche che sono contrarie non solo al Presidente del Consiglio ma anche a quella maggioranza di italiani che lo ha votato ed intende continuare a votarlo. Questa consapevolezza solleva un esigenza che i magistrati debbono prendere in considerazione. Quello dei cittadini normali ad avere giudici imparziali e non condizionati dalle loro opinioni. Anche perché la giustizia di parte squalifica chi la esercita ed uccide, con la giustizia, anche il tessuto democratico del paese. |