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Nuovo Cinema Br 22 maggio 2003 La premiata ditta Lucherini e Spinola non avrebbe potuto fare di meglio. C’è da lanciare un film come “Piazza delle cinque lune” sul rapimento di Aldo Moro che racconta la falsa tesi delle “sedicenti Brigate Rosse” al servizio di poteri talmente occulti da non poter essere identificati? Ecco che scatta la trovata geniale per invogliare qualche disperato a pagare un salato biglietto cinematografico per assistere alla rappresentazione di una balla. Quella che dovrebbe lanciare il prodotto oltre la cerchia familiare del regista Renzo Martinelli e proiettare la pellicola, se non verso l’Oscar, almeno verso il rientro delle spese. Così si recupera uno dei fondatori delle Brigate Rosse, quell’Alberto Franceschini che in un libro scritto dopo aver scontato 18 anni di carcere aveva raccontato di aver personalmente pedinato Giulio Andreotti prima di decidere l’azione contro Moro. E lo si convince a rivelare ciò di cui non aveva mai parlato nel corso di quasi trent’anni. Né durante gli interrogatori di fronte al generale Dalla Chiesa, né di fronte ai magistrati, né nel corso dei diversi processi sulle Br, né nel libro di memorie e neppure nei lunghi anni successivi alla dissociazione, alla scarcerazione ed all’avvio della sua nuova vita di impiegato dell’Arci. La rivelazione riguarda Mario Moretti, il capo indiscusso dell’ala militarista delle Br. E, guarda caso, coincide perfettamente con la tesi del mega-complotto ordito da menti sopraffine per eliminare Moro attraverso le Brigate non più Rosse, autonome ed autoctone, ma infiltrate e sedicenti. Secondo Franceschini, quindi, Moretti sarebbe stato un infiltrato dei servizi segreti. E la clamorosa notizia, che oggettivamente serve a promuovere il film di Renzo Martinelli, viene lanciata con una intera pagina del “Corriere della Sera” scritta dall’esperto di Br Giovanni Bianconi. Il tutto a distanza di soli pochi giorni dall’apparizione, sempre sul “Corriere della Sera”, di una secca stroncatura da parte di Paolo Mieli delle diverse teorie di fantapolitica elaborate nel corso degli anni sul rapimento Moro e puntualmente smentite dai risultati delle indagini della magistratura e dalla commissione parlamentare d’inchiesta. Nessuno, ovviamente, contesta il diritto del principale quotidiano di smentire se stesso per fare un favore ad un regista poco noto o ad una casa cinematografica preoccupata per i risultati del botteghino. Così come nessuno può mettere in discussione la piena facoltà di un giornalista come Bianconi di mettere in ballo la propria competenza e la propria credibilità puntando su una rivelazione tutta da dimostrare. Ma si può sommessamente chiedere che, se balla deve essere, sia almeno confezionata con tutti i crismi? Magari precisando a quale servizio segreto sia stato affiliato Mario Moretti? Alla Cia o al Kgb? Al Mossad, alla Stasi o a quello italiano? Il particolare non è irrilevante. E fino a quando non sarà chiarito ognuno avrà il diritto di pensare che anche il “Corriere della Sera” si è messo a fare degli spot (nel gergo della carta stampata si dice “marchetta”). |