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Il continuismo non paga 24 maggio 2003 I risultati elettori delle prossime amministrative non avranno alcun valore politico generale. E quindi non incideranno minimamente sulla stabilità del governo Berlusconi. Ma un significato politico particolare lo avranno comunque. E questo segnale riguarderà l’inversione di tendenza compiuta dal Presidente del Consiglio rispetto alla linea di continuiamo buonista tenuta nei primi due anni di guida di governo e la sua scelta di passare ad una sorta di discontinuità “cattivista” che rende permanente ed elevata la conflittualità della maggioranza con l’opposizione. Nei mesi scorsi tutti gli osservatorio prevedevano una flessione elettorale per i partiti della Casa delle Libertà. Sia per la tradizionale mancanza di radicamento sul territorio di formazioni politiche ormai del tutto diverse dai vecchi partiti della Prima Repubblica. Sia per quel fenomeno di calo fisiologico che qualsiasi schieramento vincitore alle elezioni politiche subisce per le inevitabili delusioni che la gestione del governo provoca sui propri elettori. Se questa flessione non ci sarà o se assumerà contorni limitati vorrà dire che Berlusconi ha ancora una volta interpretato al meglio l’umore prevalente della propria gente. E che se vuole arrivare alla fine della legislatura con la ragionevole speranza di tornare a governare il paese anche in quella prossima non deve far altro che insistere sulla line dura e sulla rottura del continuismo buonista. Non solo continuando a denunciare i tentativi di golpe mediatico-giudiziari che vengono tentati ai suoi danni dalle caste privilegiate e reazionarie del paese. Ma avviando ogni iniziativa legislativa in grado di fare piazza pulita una volta per tutte delle condizioni che determinano e favoriscono il ricorso all’uso politico della giustizia. L’auspicio è che il voto premi il cambio di marcia del Cavaliere. Il cambiamento promesso ha avuto un avvio faticoso, prudente, stentato ed in molti, troppi casi, eccessivamente timido. C’è bisogno di un nuovo e più forte impulso. Nella convinzione che la debolezza non aiuta il dialogo con l’opposizione ma rende addirittura impossibile. A che è servito il continuismo dei primi due anni se non ad alimentare la speranza del solito e scontato golpe mediatico-giudiziario? |