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La sindrome rossa 05 giugno 2003 L’Italia è sicuramente ricca di anomalie. Al punto che per qualcuno è lo stesso paese ad essere un’unica e gigantesca anomalia. Ma se si sceglie la tesi meno catastrofista non si può fare a meno di registrare che tra le tante stranezze che caratterizzano la società italiana quella più evidente e stridente è rappresentata dal suo mondo dell’informazione. Non si tratta, dopo la sentenza di reintegro giudiziario di Santoro in Rai, dopo l’assurdo sciopero dei giornalisti del Corriere della Sera per il cambio della guardia alla direzione del giornale tra Ferruccio De Bortoli e Stefano Folli e dopo le solite minacce di sciopero della Fnsi, di rispolverare la solita tirata contro il giornalismo militante di sinistra che fa il paio con la magistratura politicizzata schierata all’opposizione. Ormai è evidente anche ai ciechi che la maggioranza di stampa e magistratura è affetta da “sindrome rossa”, cioè da inguaribile nostalgia per gli anni giovanili delle bandiere con falce e martello dei cortei e delle occupazioni studentesche. E che per debellare questa singolare affezione che impone all’informazione di guardare la realtà con occhiali dalle lenti amaranto bisognerà aspettare l’avvento di una nuova generazione di giornalisti e magistrati vaccinata contro il nostalgismo sessantottino e post-sessantottino. Si tratta, piuttosto, di rilevare che la conseguenza principale di questa anomalia non è di poco conto. E che rischia di produrre a tempi lunghi delle conseguenze ancora più devastanti di quelle già in atto. La conseguenza è l’irrealtà. O meglio, la scelta sistematica di raccontare una realtà che forse esisteva negli anni immediatamente successivi alla guerra civile o nel decennio del terrorismo diffuso degli “anni di piombo” ma che non trova più alcun riscontro nella vita quotidiana del paese. A leggere “L’Unità”, “La Repubblica” e tutta la stampa quotidiana e periodica della sinistra e del gruppo De Benedetti sembrerebbe che il paese stia quotidianamente sconvolto da tensioni politiche e sociali incontrollabili. A seguire il Tg3 e le trasmissioni d’informazione non solo della Terzarete Rai ma anche dell’intera galassia dell’azienda radiotelevisiva pubblica si potrebbe pensare che la guerra civile non è mai finita e che le famiglie italiane sono dilaniante da una lotta fratricida feroce ed interminabile.Ed ora che il magistrato del lavoro del Tribunale di Roma ha ridisegnato per via giudiziaria il palinsesto di viale Mazzini imponendo il rientro forzoso di Michele Santoro, ad assistere alle nuove trasmissioni del vendicativo conduttore unico delle coscienze di sinistra si tornerà ad immaginare che le piazze d’Italia sono percorse da fiumi di sangue sparso da una protesta continua ed inesorabile contro il centro destra ed il suo leader. La realtà del paese, ovviamente, è completamente diversa da come viene rappresentata dal giornalismo militante della carta stampata e della televisione. L’unico sangue che viene copiosamente versato è quello delle vittime degli incidenti stradali che si moltiplicano durante i “ponti festivi”. L’indignazione è un genere che mobilità il popolo della sinistra solo nei mesi invernali visto che con il caldo estivo anche ai girotondisti più forsennati viene la voglia di rinviare la rivoluzione ad ottobre. E l’unico “rosso” che riesce ancora a suscitare emozioni collettive , oltre quello delle maglie di qualche squadra di calcio, è quello della Ferrari. L’Italia è dunque pacifica, tranquilla, tollerante e per nulla disposta a ripiombare in un passato oscuro da cui si è liberata ormai da tempo. A combattere rimangono solo i “giapponesi” con la “sindrome rossa” del mondo dell’informazione. Che a tempi brevi possono spingere qualche imbecille a dare credito alle loro fandonie. Ma che a tempi lunghi sono destinati inesorabilmente a scomparire. Nel frattempo si può sempre cambiare canale o boicottare la stampa di sinistra! |