torna alla
home page

ARCHIVIO

2003
giugno
maggio
aprile
marzo

febbraio
gennaio

2002
marzo
febbraio 
gennaio

2001
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  I giornali e lo sciopero surreale
07 giugno 2003

Lo sciopero dei giornalisti del 10 maggio è la conferma più evidente e clamorosa del clima di totale irrealtà in cui vivono i dirigenti della Fnsi ed i loro ispiratori politici della sinistra più intransigente ed irresponsabile. A stare alle motivazioni della giornata di protesta sembrerebbe che una cappa di piombo fatta di censura e di repressione gravi sul mondo dell’informazione e sull’intero paese. Questa stretta autoritaria sarebbe a sua volta il frutto di una situazione di conflittualità portata all’eccesso che starebbe stravolgendo la vita degli italiani ed a cui il governo liberticida di Silvio Berlusconi reagirebbe, appunto, con i giri di vite all’insegna della censura e dell’oppressione.
 
Nessuno contesta che alcuni dirigenti del sindacato nazionale dei giornalisti, sulla scia degli umori prevalenti a “L’Unità” a “La Repubblica”, nell’associazione Articolo 21 o nel gruppo più a sinistra del “correntone” diessino, possano essere affetti da sindrome paranoica . E vivano il terzo anno del terzo millennio con lo spirito lasciato loro in eredità dalla generazione della guerra civile o da quella degli “ ani di piombo”. D’altro canto c’è Giorgio Bocca che da ’44 ad oggi non è mai sceso dalla montagna partigiana su cui era salito nel ’44 per farsi perdonare il fascismo giovanile. E non c’è da stupirsi se il fenomeno della paranoia continui a manifestarsi in maniera così acuta e diffusa nel settore dell’informazione. Ma tutti sanno che la realtà non è affatto quella disegnata dalle menti allucinate del vertice del sindacato dei giornalisti e dei suoi ispiratori politici. Gli italiani non vivono in un clima di guerra civile. 

E non c’è alcun giro di vite all’insegna della repressione e della censura condotta dal governo sui giornalisti in risposta alle tensioni che starebbero sconvolgendo il paese.
Ed allora perché la Fnsi ha proclamato uno sciopero per il 10 giugno? Nessuno conosce la risposta esatta: anche se un sospetto incomincia a farsi largo. Che, a causa della paranoia, si tratti di una nostalgica commemorazione dell’anniversario dell’entrata in guerra del 1940. A conferma che per la sinistra mediatica se non c’è guerra non c’è speranza!