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  La riforma dei santi mandarini
18 giugno 2003

La speranza è che i componenti laici del Csm di area centrodestra recepiscano il senso della lettera inviata da Francesco Cossiga a Carlo Azeglio Ciampi e facciano mancare il numero legale alla riunione odierna dell’organo di autogoverno della magistratura. In questo modo impediranno alla sinistra presente in forze nel Csm di affrontare il tema della protesta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi contro la giustizia politicizzata. Ed eviteranno non solo l’apertura di un nuovo e più clamoroso scontro istituzionale dalle conseguenze devastanti per la credibilità complessiva della democrazia italiana all’interno ed all’esterno del paese, ma soprattutto la definitiva conferma che uno dei principali organi di garanzia fissati dalla Costituzione si è ormai trasformato in una sorta di terza Camera rappresentativa della sola corporazione dei magistrati. O, se vogliamo, è diventato l’assemblea dei soviet di una magistratura sempre più avanguardia della rivoluzione per la teocrazia giudiziaria.

Cossiga minacciò l’intervento dei carabinieri per impedire la formalizzazione della deriva golpista del Csm. I componenti laici del Polo faranno prima a far mancare il numero legale. Ma chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia italiana capisce bene che né i carabinieri, né le mancanze di numero legale possono risolvere un problema che non è più quello della tendenza all’esondazione dal suo alveo normale che la magistratura manifesta in continuazione dall’epoca della rivoluzione giudiziaria degli anni ’90 ad oggi. E’ quello di una categoria che si è trasformata in casta. Che non si limita a difendere i privilegi conquistati nel corso dei decenni a discapito dei normali cittadini ma che punta apertamente ad una sorta di sacralizzazione che oltre a metterla al riparo da qualsiasi critica la dovrebbe trasformare nel santo sinedrio intoccabile di una repubblica non più democratica ma teocratica.
Per avere la consapevolezza del problema e della sua gravità basta fare riferimento al tema che è all’ordine del giorno della seduta odierna del Csm. Cioè le proteste contro la giustizia politicizzata.

Secondo i mandarini della Camera della Corporazione questa protesta, che viene avanzata da Berlusconi ma che è condivisa dalla stragrande maggioranza del paese, non solo non è legittima ma rappresenta il più virulento atto di aggressione che si possa compiere ai danni della magistratura. Dire che un giudice non è equanime ma mosso da interessi o passioni di parte costituisce la diffamazione più grave per chi dovrebbe essere equanime per definizione. Con la conseguenza che la casta diventa, oltre che irresponsabile, anche intoccabile. E chi vuole continuare ad usare la giustizia per fini politici può continuare impunemente a farlo perché coperto dalla pretesa di collocarsi al di fuori della Costituzione in quanto non soggetto al diritto di critica dei cittadini.

Per oggi, allora, è auspicabile che la mancanza di numero legale faccia saltare il disegno del Csm di parte di fissare il principio della criminalizzazione di ogni critica ai magistrati politicizzati. Ma per il prossimo futuro è bene che la tendenza alla sacralizzazione del mandarinato giudiziario venga affrontata ed eliminata una volta per sempre. Con una riforma complessiva della magistratura che parta dalla riforma del Csm.