![]() |
|
Il vantaggio di Bertinotti 23 settembre 2003 Sulla carta lo schema è molto semplice. Si tratta di dare vita ad una sfida per l’egemonia all’interno della sinistra. Il tutto in un quadro di solidarietà rappresentato dalla comune opposizione a Silvio Berlusconi ed al suo schieramento di centro destra. Nella pratica, la faccenda è decisamente più accidentata di quanto appaia a prima vista. A sfidarsi per la conquista dell’egemonia della sinistra non sono due forze diverse ma legate insieme da una comune visione della politica e dei suoi obiettivi di fondo. Ci sono forze assolutamente differenti che non hanno in comune un bel nulla. Né le idee, né le strategie, né i sentimenti. Da una parte c’è una galassia che si definisce riformista e che si presenta come una massa informe ed indistinta, dilaniata dalla lotta per l’egemonia delle sue due forze principali, i Ds e la Margherita. Dovrebbe essere la galassia contrassegnata dalla ragione. Animata dalla volontà di dare vita ad una forza di governo alternativa al centro destra. Decisa ad unire in un unico tronco progressista le tradizioni dei cattolici democratici e degli ex comunisti convertiti alla democrazia ed al socialismo. Ma nessuno sa bene quale potrà essere la forma e la dimensione definitiva della “cosa” riformista dominata dalla “ragione”. Se sarà possibile frenare ed eliminare le spinte centrifughe degli ex popolari e della sinistra diessina. Se l’area verrà allargata ad Udeur e Verdi. E se, soprattutto, questo schieramento riformista si farà guidare da Romano Prodi e dai suoi “boys” o se invece si affiderà a chi uscirà vincitore dalla guerra fratricida che da più di un decennio si consuma dentro la Quercia tra Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Dall’altra c’è la galassia più piccola ma molto meglio definita della sinistra antagonista e massimalista. Con Fausto Bertinotti e Rifondazione Comunista che ne rappresentano la forza trainante. E che puntano a catalizzare e coagulare tutte le anime estremiste della sinistra. Quelle che non si pongono come obbiettivo politico primario il ritorno al governo ma solo la rappresentanza piena e combattiva degli interessi della classe lavoratrice e delle categorie più deboli. E che, soprattutto, al centro della loro azione pongono i sentimenti che animano il popolo della sinistra e non la ragione che muove la sua classe dirigente. E’ possibile la convivenza tra anime così diverse? L’esperienza dimostra che in nome della comune ossessione antiberlusconiana le due componenti riescono a trovare un punto di equilibrio. Ma la convivenza si verifica solo quando la posta in palio del dibattito politico non riguarda la sorte dell’una o dell’altra anima. Nel momento in cui i riformisti credono di giocare la partita del loro futuro ed i massimalisti pensano di giocarsi la pelle, la convivenza salta. E tra loro scoppia una conflittualità che mette in secondo piano addirittura la comune ossessione contro il Cavaliere.
L’esperienza del governo di Romano Prodi è illuminante a questo proposito. E proprio quella esperienza indica che la campagna elettorale per le europee, proprio perché il suo esito deciderà quale delle due forze conquisterà l’egemonia nella sinistra, sarà contrassegnata da una guerra fratricida senza quartiere. Con un particolare. Che in nome della ragione Prodi e Fassino, D’Alema e Rutelli potranno al massimo coinvolgere la nomenklatura ed i boiardi della sinistra. In nome dei sentimenti Bertinotti potrà sperare di incantare la grande maggioranza del popolo della sinistra.
|