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La giustizia inesistente 25 settembre 2003 La giustizia sportiva è stata rapida e severa. Cinque giornate di squalifica del campo al Napoli per il comportamento violento dei propri tifosi rappresentano una punizione pesante. Non solo in termini economici ma anche in termini di prestigio sportivo. Ma a tanta rigida prontezza da parte della magistratura sportiva ha corrisposto un comportamento di tutt’altro segno da parte della giustizia ordinaria. I telegiornali hanno trasmesso e ritrasmesso i filmati televisivi che hanno fornito la prova inequivocabile dell’aggressione compiuta ai danni di una quarantina di agenti di polizia e di carabinieri da alcune centinaia di invasati all’interno dello stadio di Avellino. Di queste centinaia di persone che hanno aggredito, picchiato e tentato di linciare alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine, molti erano a viso scoperto e facilmente riconoscibili o identificabili da parte della polizia. Ci si aspettava, quindi, che alla severità della giustizia sportiva corrispondesse una analoga severità da parte della giustizia ordinaria. Invece l’unico arrestato nel corso delle aggressioni è stato prontamente scarcerato. Ed è facile preventivare che a questa scarcerazione non seguiranno provvedimenti restrittivi di alcun genere. Passata l’emozione per l’esplosione di violenza nello stadio e per la morte del giovane caduto dagli spalti una coltre di silenzio cadrà sulla vicenda. Magari non per disinteresse dei magistrati. Ma per evitare di svegliare il can che dorme del tifo violento e provocare nuove violenze in segno di risposta a qualche ipotetico arresto.
E l’obbligatorietà dell’azione penale che dovrebbe essere il baluardo di difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura?
Ad Avellino l’interrogativo rischia di rimanere senza risposta. Con conseguenze disastrose sulla credibilità non solo dei magistrati campani ma dell’intera magistratura. Sull’argomento sarebbe interessante conoscere il parere dell’Associazione nazionale magistrati. Che però è capace solo di scattare in difesa della corporazione quando i magistrati politicizzati vengono presi di mira dagli esponenti del centro destra. E non si rende conto che, quanto avviene ad Avellino rischia di essere la cartina di tornasole della crisi complessiva della magistratura. Se dopo quelli di Genova anche altri magistrati dimostrano di infischiarsene della difesa dell’ordine pubblico dalle aggressioni dei violenti, vuol dire che il fondo è stato toccato e che prima ancora di affrontare il tema della giustizia politicizzata è arrivato il momento di risolvere la questione della giustizia inesistente.
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