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  Bossi come Bertinotti
30 settembre 2003

Il copione sembra quello della passata legislatura. Con Silvio Berlusconi ed il centro destra al posto dei vari Prodi, D’Alema ed Amato e l’Ulivo e con Umberto Bossi che interpreta la parte di Fausto Bertinotti. Di qui il quesito sulla reale natura politica della ormai costante azione sussultoria condotta dai leghisti nella coalizione governativa. Di che natura è il fenomeno? E’ il segno che Bossi ha fiutato la necessità di ripetere il ribaltone del ’94, sfasciando la Cdl alla vigilia della campagna elettorale per le elezioni europee? E’ la dimostrazione che il Senatur ha intuito prima degli altri che la maggioranza di governo costruita da Silvio Berlusconi incomincia a scricchiolare pericolosamente e cerca di uscirne prima di ogni altro per evitare di rimanere seppellito dalle prossime macerie? E’ un modo inurbano e maldestro di svolgere il ruolo di “cane da guardia” del Cavaliere, azzannando quei partiti della maggioranza che giudica o inaffidabili o troppo incerti nel perseguire l’obiettivo programmatico del cambiamento? Oppure è il sintomo di un malessere tutto interno alla Lega, provocato dal timore di arrivare alle elezioni europee con un consenso decisamente ridotto rispetto a quello delle politiche del 2001?

La prima ipotesi è sicuramente quella più improbabile. Le condizioni politiche del 2003 sono totalmente diverse da quelle del ’94. E non c’è alcuna possibilità che possano cambiare e tornare ad essere quelle che spinsero Bossi a cambiare campo e liquidare il primo governo Berlusconi. Non solo perché al Quirinale non c’è più Oscar Luigi Scalfaro, ma soprattutto perché non esiste un qualsiasi spazio politico per la Lega all’interno dello schieramento di centro sinistra. Esclusa la prima, è possibile che ognuna delle altre tre ipotesi contenga una parte di verità. Gli scricchiolii della maggioranza esistono. Ed è probabile che Bossi li abbia avvertiti prima degli altri. L’asse privilegiato tra il Senatur ed il Cavaliere è in atto. E non è escluso che i morsi dati dai leghisti ad Alleanza Nazionale ed all’Udc nascano dalla volontà di tenere unito ad ogni costo il gregge della maggioranza. I sondaggi riservati, infine, indicano che le sorti elettorali della Lega tendono al ribasso. E quindi è fin troppo comprensibile che nel tentativo di risollevare le fortune pencolanti del Carroccio, il suo leader impugni lo spadone di Alberto da Giussano e riprenda a menare fendenti a destra ed a manca, come ai tempi d’oro dell’ascesa elettorale.

Ma, posto che Bossi abbia fiutato tutti questi segnali, dove lo può portare la scelta di costringere la Lega a privilegiare il ruolo di partito di lotta piuttosto che quello di governo? L’opinione prevalente è che l’obbiettivo sia di bloccare la parabola discendente della Lega. Magari uscendo dalla Casa delle Libertà e dal governo durante la campagna elettorale per le europee. Nella speranza che le mani libere possano determinare le urne piene. Ma che ci farebbe Bossi con un punto in più nelle percentuali di voto della Lega una volta rotto con il centro destra e chiuso con il centro sinistra? Semplice, il punto in più gli servirebbe solo per fare la fine di Bertinotti nell’attuale legislatura: fuori dalla maggioranza e destinato a rimanere all’opposizione per l’eternità.
La risposta è talmente scontata da far pensare che ben difficilmente il Senatur tirerà la corda fino a spezzarla. Rozzo sì, ma mica scemo!