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  Le false consolazioni
3 ottobre 2003

Adesso c’è chi sostiene che gli sgambetti della Camera alla legge Gasparri fanno parte di un astuto piano volto ad assicurare non solo la sicura approvazione del provvedimento ma anche la salvaguardia della maggioranza. Secondo questa versione i “franchi tiratori” sarebbero stati armati dai massimi leader della Casa delle Libertà. Per evitare che una sollecita e completa approvazione della legge da parte di Montecitorio potesse spingere il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ad accogliere le pressioni dei costituzionalisti di centro sinistra ed a bocciare la legge rinviandola al Parlamento. Secondo questa spiegazione, dunque, i “franchi tiratori” sarebbero dei benemeriti. Che avrebbero fatto rinviare a novembre l’approvazione definitiva delle legge per prendere il tempo necessario a smontare la trappola preparata dai costituzionalisti del Quirinale vicini al centro sinistra. E che, invece di essere aditati al pubblico ludibrio, dovrebbero essere ringraziati per l’alto servizio reso al Cavaliere. La tesi è suggestiva ma non vale un soldo bucato. Se Ciampi vorrà affondare la legge Gasparri lo potrà fare anche dopo il passaggio del Senato. Ma si tratta di una ipotesi più fantapolitica che reale. 

L’attuale inquilino del Quirinale è diverso da quello che lo ha preceduto. E di tutto può essere accusato tranne che di smanie ribaltoniste. Chi vuole ridimensionare la portata degli sgambetti fatti alla legge Gasparri, quindi, farebbe bene ad inventare qualche altra balla. Questa dell’atto meritorio dei “franchi tiratori” non regge. Non solo perché il cecchino che agisce nel segreto dell’urna è riprovevole per definizione. Ma soprattutto perché rischia di distogliere i dirigenti della Casa delle Libertà dal problema vero emerso dalle musate prese a Montecitorio. Cioè il malessere esistente all’interno dei partiti della coalizione per questioni che, in assenza di un qualsiasi dibattito politico dentro e fuori le singole forze politiche e l’intera maggioranza, si risolvono in semplice lotte di potere.
Se dunque il Premier non vuole avere problemi per il futuro non può assistere inerte a queste lotte di potere. O, peggio, fare proprie le tesi consolatorie che vorrebbero negarle. Gli sfregi, sia pure marginali, sulla legge Gasparri sono un forte campanello d’allarme. Non prenderlo in considerazione sarebbe un clamoroso autogol.