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Un seminario per il futuro In quale modo le forze d’ispirazione laica e riformista possono partecipare ad un gioco di così grande importanza nel panorama politico nazionale? Il seminario di oggi non ha la pretesa di fornire una risposta univoca all’interrogativo. I punti di partenza sono fin troppo noti. Ogni singolo partito conta di utilizzare il sistema proporzionale delle europee per innalzare le proprie bandiere e marcare la propria presenza specifica e particolare. Nessuno si propone ufficialmente di verificare se esistano o meno le condizioni per dare vita ad aggregazioni di qualche tipo. Tranne, ovviamente, quelle che riguardano le diverse diaspore dei singoli partiti. Da quello socialista a quello liberale, da quello repubblicano allo stesso partito radicale. E’ probabile che la discussione dell’hotel Quirinale non serva ad altro che a confermare la scelta dell’ “ognuno per sé”. Se è così bisognerà prenderne atto ed aspettare i frutti di questa scelta. Consapevoli che in caso di tanti piccoli disastri diventerà indispensabile tornare a ragionare, purtroppo in un quadro di macerie, sulla necessità di battere nuove strade ed innalzare nuove bandiere.
Ma c’è una seconda ipotesi. Quella che il seminario non si limiti a ribadire l’esistente ma si apra anche a qualche valutazione diversa. Magari stimolata dall’eventualità che la legge elettorale proporzionale delle europee venga modificata con l’introduzione della lista bloccata e dello sbarramento. Che fare, allora? Soprattutto se i tentativi di porre fine alle singole diaspore saranno andati a vuoto a causa della logica bipolare ed il rischio di definitiva scomparsa dalla scena politica sarà diventato tragicamente concreto?
L’auspicio è che nessuno decida di bruciare i vascelli alle proprie spalle e lasci aperta la possibilità di incominciare a prendere in considerazioni ipotesi diverse da quella della battaglia isolata, autonoma e disperata. Nessuno, ovviamente, pensa di proporre di dare vita ad una lista unitaria delle forze dell’area laica e socialista per le elezioni europee. Al momento mancano le condizioni per farlo. Ma perché rinunciare a pensare in una prospettiva che vada oltre le europee e si rivolga al voto del 2006 ed alla legislatura successiva?
A dispetto degli egoismi dei singoli partiti e dei singoli leader, il problema della presenza politica in Italia delle forze di tradizione laica e riformista non solo esiste, ma cresce in continuazione, in misura direttamente proporzionale allo sfaldamento del sistema bipolare condizionato dalle estreme. Visto che presto o tardi bisognerà affrontarlo perché rinviare a domani ciò che si potrebbe tranquillamente fare oggi?
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