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Un seminario per il futuro
8 ottobre 2003

Il seminario che L’opinione ha organizzato per oggi all’hotel Quirinale sul tema “Elezioni europee: laici, che fare” è dedicato ad una questione ormai di stringente attualità ma punta a sollevare un problema di prospettiva. L’appuntamento elettorale per il nuovo parlamento di Strasburgo è ormai dietro la porta. Tutte le forze politiche si preparano a giocare le proprie carte, consapevoli della grande importanza politica del risultato delle urne della prossima primavera. Non si tratta solo di rinnovare la rappresentanza italiana in un parlamento europeo che ormai ha scavalcato in termini di rilevanza e di funzioni quello nazionale e che, nella nuova dimensione della Ue, si appresta a diventare il cuore politico dell’intero vecchio continente. Si tratta anche di compiere la verifica politica di mezza legislatura per l’alleanza di governo di Silvio Berlusconi. E, soprattutto, di tornare a “pesare” in termini di consenso elettorale ogni singolo partito dei diversi schieramenti in campo. Per scoprire quali e quante modificazioni potranno determinarsi nei rapporti di forza che dalle politiche del 2001 ad oggi hanno regolato gli equilibri nella maggioranza e nell’opposizione italiane.

In quale modo le forze d’ispirazione laica e riformista possono partecipare ad un gioco di così grande importanza nel panorama politico nazionale? Il seminario di oggi non ha la pretesa di fornire una risposta univoca all’interrogativo. I punti di partenza sono fin troppo noti. Ogni singolo partito conta di utilizzare il sistema proporzionale delle europee per innalzare le proprie bandiere e marcare la propria presenza specifica e particolare. Nessuno si propone ufficialmente di verificare se esistano o meno le condizioni per dare vita ad aggregazioni di qualche tipo. Tranne, ovviamente, quelle che riguardano le diverse diaspore dei singoli partiti. Da quello socialista a quello liberale, da quello repubblicano allo stesso partito radicale. E’ probabile che la discussione dell’hotel Quirinale non serva ad altro che a confermare la scelta dell’ “ognuno per sé”. Se è così bisognerà prenderne atto ed aspettare i frutti di questa scelta. Consapevoli che in caso di tanti piccoli disastri diventerà indispensabile tornare a ragionare, purtroppo in un quadro di macerie, sulla necessità di battere nuove strade ed innalzare nuove bandiere.

Ma c’è una seconda ipotesi. Quella che il seminario non si limiti a ribadire l’esistente ma si apra anche a qualche valutazione diversa. Magari stimolata dall’eventualità che la legge elettorale proporzionale delle europee venga modificata con l’introduzione della lista bloccata e dello sbarramento. Che fare, allora? Soprattutto se i tentativi di porre fine alle singole diaspore saranno andati a vuoto a causa della logica bipolare ed il rischio di definitiva scomparsa dalla scena politica sarà diventato tragicamente concreto? L’auspicio è che nessuno decida di bruciare i vascelli alle proprie spalle e lasci aperta la possibilità di incominciare a prendere in considerazioni ipotesi diverse da quella della battaglia isolata, autonoma e disperata. Nessuno, ovviamente, pensa di proporre di dare vita ad una lista unitaria delle forze dell’area laica e socialista per le elezioni europee. Al momento mancano le condizioni per farlo. Ma perché rinunciare a pensare in una prospettiva che vada oltre le europee e si rivolga al voto del 2006 ed alla legislatura successiva? A dispetto degli egoismi dei singoli partiti e dei singoli leader, il problema della presenza politica in Italia delle forze di tradizione laica e riformista non solo esiste, ma cresce in continuazione, in misura direttamente proporzionale allo sfaldamento del sistema bipolare condizionato dalle estreme. Visto che presto o tardi bisognerà affrontarlo perché rinviare a domani ciò che si potrebbe tranquillamente fare oggi?