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  La mina della crisi inesistente
14 ottobre 2003

Non ci sarà la crisi di governo sulla legge per gli immigrati. Anche quella parte dell’opposizione che ci sperava si è dovuta rassegnare di fronte all’evidenza dei fatti. La maggioranza sbanda, rimane divisa, accentua le sue fratture. Ma non crolla. Per la semplice ragione che non se lo può permettere. La sua unica alternativa sono le elezioni anticipate. E poiché le inimicizie e gli interessi contrastanti di Fini e Follini da una parte e di Bossi e Tremonti dall’altra, pur essendo fin troppo numerose, non superano il limite dell’autodistruzione, l’ipotesi dello scioglimento delle Camere non è minimamente prevedibile. Rimane, ovviamente, la possibilità che invece di essere traumatica e devastante la crisi sia di quelle che una volta venivano definite “pilotate”. E sia indirizzata a provocare con le cattive quel rimpasto o quel Berlusconi bis che fino ad ora gli esponenti delle componenti antileghiste della coalizione non sono riusciti ad ottenere con le buone.

In fondo l’iniziativa del leader di Alleanza Nazionale sembra rivolta proprio ad un obiettivo del genere. Ed i consensi che raccoglie nel Ccd, da mesi favorevole al riequilibrio dei rapporti di forza nel governo, conformano e rafforzano questa impressione. Niente crisi del centro destra, allora. Al massimo un rimpasto più o meno consistente, rivolto a riportare sullo stesso piano tutti i partiti della coalizione eliminando quel rapporto privilegiato che si è instaurato tra Bossi e Tremonti che suscita le proteste degli esclusi. Lo scenario è chiaro ed anche comprensibile. Alla vigilia di una campagna elettorale il cui esito si preannuncia decisivo per le sorti delle singole forze politiche, An e Ccd pretendono la stessa visibilità che fino ad ora la Lega ha conquistato a colpi di forzature e di strappi. 

A capirlo, però, sono solo gli addetti ai lavori della ristrettissima fascia di italiani che partecipa al teatrino della politica. Tutti gli altri, cioè la stragrande maggioranza dell’elettorato italiano, non comprendono le ragioni delle frizioni nella Casa delle Libertà e si irritano all’idea che invece di pensare ai problemi del paese i dirigenti della maggioranza si preoccupino solo di litigare su questioni di potere. Qualcuno minimizza il fenomeno sostenendo che la legislatura è appena a metà e che c’è sempre tempo per riconquistare il proprio elettorato. Ma l’osservazione non solo non convince ma è addirittura inquietante. All’epoca dei governi Prodi, D’Alema e Amato i dirigenti dell’Ulivo si rassicuravano allo stesso modo. Sappiamo come è finita!