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  La guerra civile della sinistra
15 ottobre 2003

Silvio Berlusconi si rassicuri. Oggi i suoi avversari di sinistra lo dipingono come l’uomo nero delle favore, responsabile di ogni tipo di nefandezza. Da quelle affaristiche a quelle mafiose, da quelle antidemocratiche a quelle reazionarie. Ma verrà il tempo in cui gli stessi avversari procederanno alla sua completa e totale riabilitazione. Proprio nei giorni scorsi il sindaco di Roma Walter Veltroni ha inaugurato un monumento ad Alcide De Gasperi inneggiando al grande riformismo dello statista democristiano e sottolineando che la fine degli steccati ideologici consente di rileggere senza paraocchi il passato e sviluppare un confronto sereno e rispettoso nel presente. Berlusconi, quindi, può stare tranquillo. Oggi Luciano Violante lo accusa di essere il protettore della nuova mafia. In attesa che i procuratori giustizialisti di Palermo vincano la loro battaglia contro il loro capo e possano tradurre in iniziative giudiziarie la sua bruciante indicazione. Ma tra qualche decennio anche lui, come De Gasperi, avrà la sua bella statua ed un sindaco erede dei suoi avversari pronto a riconoscere il suo impegno riformista nell’Italia dell’inizio del terzo millennio! L’unico problema è che la scontata riabilitazione non scatterà mai in vita ma solo post-mortem. 

Non dimentichiamo che il padre spirituale e politico di Veltroni, il buon Palmiro Togliatti, usò nei confronti dell’ “odiato Cancelliere” un trattamento ai limiti del linciaggio. Minacciò di cacciarlo a calci nel sedere dal governo se il Fronte Popolare avesse vinto le elezioni del ’48. E se non riuscì nell’impresa è solo perché gli italiani pensarono bene di sconfiggerlo e di togliergli dalla testa certe idee malsane. E De Gasperi è solo il primo di una lunga lista. Gli avversari della sinistra d’ispirazione o di discendenza marxista-leninista hanno tutti questa sorte singolare. Da vivi vengono odiati e linciati. Da morti, ma solo dopo che anche la loro memoria è diventata inoffensiva, vengono riabilitati. Non in nome della verità ma solo per dimostrare che la sinistra è talmente superiore da saper riconoscere i propri errori. Ovviamente dopo quarant’anni. 

Questa regola che l’ “unico avversario buono è quello morto” costituisce il lungo e robusto filo rosso che unisce i comunisti di ieri ai post-comunisti di oggi. E quando Veltroni, che pure sostiene di non essere mai stato comunista, la applica a De Gasperi non può suscitare apprezzamento ma solo il sospetto di essere tragicamente simile a quelli che lo hanno preceduto e da cui afferma di aver preso le distanze. Nessuno pretende che Berlusconi venga riabilitato in vita. La lotta politica esclude ipotesi del genere. Ma se i post-comunisti vogliono sul serio dimostrare di non essere uguali ai loro padri debbono almeno garantire il confronto sereno e rispettoso. Per essere credibile, in sostanza, Veltroni ed i suoi non si dovrebbero limitare a rendere un omaggio tardivo a De Gasperi ma si dovrebbero affrettare a sconfessare i vari Violante. Altrimenti è sempre guerra civile!