![]() |
|
I pifferi di An 18 ottobre 2003 Sarà deluso chi aveva pensato che la sortita di Gianfranco Fini sul voto agli immigrati fosse una mossa finalizzata a spianare le porte all’ingresso di An nel Partito Popolare Europeo. Con una tempestività ed una sintonia decisamente singolari, i massimi rappresentanti del Ppe hanno messo bene in chiaro che l’uscio rimane ancora ben chiuso di fronte al partito di Gianfranco Fini. E che per dischiuderlo e spalancarlo, coma ha sottolineato il tedesco Stoiber, la legge sul voto agli immigrati non serve a nulla. Cade, allora, l’ipotesi della prospettiva europea per l’iniziativa di An. E si rafforza l’idea di una portata e di una dimensione tutte italiane per la sortita di Fini. Come dire che la proposta di voto per gli immigrati deve essere considerata solo come il primo passo verso quel regolamento di conti all’interno della maggioranza tra Fini e Bossi che dovrebbe portare al rimpasto di governo ed al riequilibrio dei rapporti di forza nella coalizione. Se è così è facile prevedere che la tregua degli ultimi giorni sia destinata a essere di breve durata. E che nuove e più virulente polemiche torneranno ad agitare le acque della maggioranza di centro destra. Tutto, però, con una novità di rilievo destinata ad avere una sicura ricaduta sulla situazione interna della Cdl. Quella rappresentata dalla rinnovata conferma che lo sdoganamento europeo di An non si è ancora completato e che l’unico in grado di decidere sui tempi e sui modi della conclusione di questo faticoso processo rimane Silvio Berlusconi. Se la mossa di Fini fosse stata concordata con i vertice del Ppe, An non avrebbe avuto più bisogno del suo sdoganatore. Ed una volta liberata da questo condizionamento avrebbe potuto giocare più liberamente la battaglia per il riequilibrio dei rapporti con la Lega nella Casa delle Libertà. Ma l’iniziativa non è stata concordata. La vicenda si è conclusa con la conferma che se An vuole uscire definitivamente dal ghetto dell’estrema destra deve sperare ancora una volta nei buoni uffici di Silvio Berlusconi. E la circostanza mette ora Fini in una condizione di debolezza non soltanto nei confronti del presidente del Consiglio ma dello stesso Bossi, che non aspira all’ingresso nel Ppe e non ha bisogno di alcuna benedizione da parte del Premier. |