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  Internazionalizzare l’immigrazione
23 ottobre 2003

Ha ragione Carlo Azeglio Ciampi a sostenere che bisogna fare di più per risolvere il problema degli immigrati. Ha altrettanto ragione Pierferdinando Casini quando rileva che nel fare di più dobbiamo sempre tenere conto che i popoli poveri sono naturalmente attratti dai paese ricchi. Ed, infine, ha straragione Silvio Berlusconi quando chiede all’Europa di non lasciare sola l’Italia a fronteggiare nel Mediterraneo la pressione crescente delle masse povere dell’Africa e del Medio Oriente che cercano non il di più ma una speranza di sopravvivenza presso i paesi ricchi. Ma, con tutto il rispetto per le massime cariche istituzionali del nostro paese, è bene mettere in conto che non basteranno né i nobili intenti di Ciampi e Casini, né gli accorati appelli di Berlusconi a rendere meno drammatico il problema dell’esodo dei disperati dalle sponde africane del Mediterraneo a quelle del nostro paese.

La questione, infatti, non è di coscienza ma è squisitamente politica. E non di politica nazionale o di atteggiamento culturale nei confronti dell’immigrazione. Ma di politica internazionale ed europea. La posta in palio, infatti, non è l’atteggiamento sull’accoglienza nel nostro paese. O il voto agli immigrati e la loro capacità e voglia di integrazione nel nostro territorio nazionale. E’, al contrario, la consapevolezza che le coste italiane rappresentano il punto di massima frizione attuale tra il Nord ed il Sud del pianeta. E che il modo in cui questa frizione sarà gestita e tenuta sotto controllo produrrà conseguenze ed effetti non sulla sola Italia ma su entrambi gli emisferi del globo terrestre. Per questo non bastano i buoni propositi di Ciampi e Casini. E neppure la richiesta al Parlamento di Strasburgo di Berlusconi. 

E’ necessario che, al primo passo compiuto nei confronti della Ue il governo italiano faccia seguire una forte iniziativa diplomatica internazionale tesa a convincere Onu, Stati Uniti, Unione Europea e tutti i paesi più industrializzati che solo una iniziativa da governo globale potrà dare una risposta ad un problema della faglia mediterranea in cui Nord e Sud entrano in collisione. In questa chiave il nostro presidente del Consiglio deve far seguire all’iniziativa di Strasburgo una analoga iniziativa al Palazzo di vetro di New York. Non si lasci convincere da chi pensa a sfruttare in chiave interna il tema dell’immigrazione clandestina. Internazionalizzi al massimo la questione. Come è giusto che sia e come può tranquillamente fare vista la sua crescita a personaggio di grande caratura internazionale.