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  Per un pugno di voti
25 ottobre 2003

Il centro destra ha vinto le ultime elezioni politiche perché si è messo dalla parte del paese reale. Quello formale, formato dalla vecchia nomenklatura cresciuta ed affermatasi duranti gli anni del cattocomunismo imperante, stava in blocco dall’altra parte. Ma da quando sono arrivati al governo, lo sforzo costante di gran parte dei partiti della Cdl è stato quello di prendere le distanze dal paese reale e cercare di conquistare il consenso di quello formale. Il caso del cosiddetto “divorzio veloce” bocciato in Parlamento grazie alla occasionale alleanza tra Lega e Cdu con l’area cattolica del centro sinistra è fin troppo indicativo di questa scellerata tendenza. 
Tutti i sondaggi d’opinione indicano che tre quarti degli italiani, senza distinzioni di schieramento, erano e sono favorevoli alla riduzione dei tempi per il divorzio. Considerano una misura del genere un atto di semplice buon senso, privo di qualsiasi connotazione anticlericale o areligiosa, ma frutto della semplice necessità di prendere atto dei grandi mutamenti di costume che si sono verificati negli ultimi decenni. 

Votare in favore della legge sul divorzio veloce, quindi, avrebbe dovuto essere una sorta di atto dovuto da parte della casa delle Libertà. Non per laicismo, liberalismo, modernismo o qualsiasi altra scelta ideologica, ma per puro e banale rispetto del senso comune e della volontà del paese. Invece tutti hanno visto come è andata a finire. Con l’aggiunta che nel corso di un incontro con i nuovi cardinali il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha ascritto la bocciatura della legge a merito del centro destra. Ognuno, naturalmente, è libero di impiccarsi con la corda che crede. E se la Casa delle Libertà vuole farlo con il cappio del confessionalismo nessuno può impedirlo. Una riflessione, però, è bene che venga fatta a beneficio di quanti, all’interno della maggioranza di governo, si ostinano a sostenere che la linea dell’appiattimento sulle posizioni più oltranziste del fondamentalismo vaticano favorisce la conquista del voto cattolico da parte della Casa delle Libertà.

Non c’è alcuna possibilità che la bocciatura del divorzio veloce possa convincere a cambiare campo quella parte del clero di base che da sempre vota a favore dei partiti del centro sinistra. I parroci, le suorine ed i fraticelli che per scelta ideologica hanno votato Ulivo alle ultime elezioni continueranno a farlo senza alcuna esitazione. Lo stesso faranno gli uomini e le donne del volontariato cattolico, quelli della Caritas o di Pax Christi, i giovani boy-scout e tutte quelle masse che in nome del pacifismo e di un malinteso impegno sociale e morale considerano il governo Berlusconi la sentina di ogni male. La ricerca del voto cattolico a colpi di blandizie non produce alcun consenso. Al contrario, radica ancora di più la convinzione che il centro destra è talmente privo di valori da poter addirittura sperare di “comperare” il voto cattolico a colpi di concessioni. A che è servito, allora, andare contro la volontà prevalente degli italiani sulla questione del divorzio veloce? Solo ad avere un sorriso di compiacimento da parte dei nuovi cardinali? Ma questi ultimi sono appena una ventina. Un po’ pochi per consentire alla Cdl di tornare a vincere alle prossime elezioni!