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  Contro lo sciopero inutile
28 ottobre 2003

Non ci convincono le vaghe argomentazioni tecniche con cui la Fnsi ha proclamato lo sciopero dei giornalisti contro la riforma delle pensioni varata dal governo. Ancora una volta ci convince molto di più la tesi che le scelte del vertice del sindacato dei giornalisti siano esclusivamente motivate da ragioni di tipo politico. Nella circostanza dalla volontà di dimostrare ancora una volta che l’intera categoria dei giornalisti italiani è schierata come un sol uomo a fianco dei partiti di opposizione e delle grandi confederazioni sindacali e contro l’esecutivo di centro destra di Silvio Berlusconi.
Questa convinzione non nasce da preconcetti. E’ ormai un dato più che assodato che la Fnsi guidata da Paolo Serventi Longhi sia diventata una organizzazione rigidamente fiancheggiatrice delle componenti più oltranziste dei Ds. Qualcuno ironizza e parla di “collateralismo giuliettiano” riferendosi al legame di strettissima dipendenza esistente tra il segretario del sindacato dei giornalisti ed il parlamentare diessino. 

Ma anche a voler evitare queste forme di sarcasmo non si può non rilevare che ormai da troppo tempo la Fnsi ha dimenticato di essere il sindacato destinato a rappresentare unitariamente tutte le diverse componenti del giornalismo italiano per diventare lo strumento ottuso e passivo di una precisa lobby politica. Basta questa ragione per non aderire allo sciopero indetto dalla Fnsi contro il governo e la sua riforma delle pensioni? A nostro modo di vedere basta ed avanza. Siamo stufi della strumentalizzazzione politica della Fnsi. E non partecipiamo allo sciopero proprio per manifestare il nostro dissenso nei confronti di un sindacato che ha tradito se stesso per diventare la costola di una corrente di partito. Se non bastasse c’è poi una ragione ulteriore che spinge a bocciare comunque la scelta della Fnsi. La riforma delle pensioni come unico strumento per assicurare la speranza di una vecchiaia serena è un tema che merita riflessioni, confronti, approfondimenti. Non il solito rituale liturgico di uno sciopero che non spiega, non chiarisce e non serve neppure ad una qualche esibizione muscolare. Ciò che non serve non solo è inutile ma anche dannoso. E noi non scioperiamo per non provocare ulteriori danni ad una categoria già ampiamente disastrata dalle scelte irresponsabili dei suoi squalificati dirigenti. Della Fnsi e dell’Inpgi.