![]() |
|
La verifica obbligata 7 novembre 2003 I “franchi tiratori” non sono mai un fenomeno isolato. Non spuntano dal nulla e scompaiono nel nulla. Al contrario, provengono da un interesse politico preciso. E non smettono di sparare il loro metaforico fucile caricato a voti segreti fino a quando l’interesse non viene soddisfatto. O con le buone o con le cattive, rappresentate dallo sfascio del quadro politico del momento. In questa luce la bocciatura a scrutinio segreto della riforma Castelli alla Camera sembra quindi destinata ad uno sbocco obbligato. Che non può essere quello dello sfascio del quadro politico, visto che anche i più stupidi esponenti della maggioranza non sono dei masochisti disposti a tagliarsi gli attributi pur di far dispetto ai Bossi, ai Fini ed ai Follini di turno. E che, di conseguenza, deve necessariamente essere quella verifica e quel rimpasto chiesto a viva voce dal vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini e dal leader dell’Udc Marco Follini. Si sa che Silvio Berlusconi da quest’orecchio non ci vorrebbe sentire. E non per non dare soddisfazione alle richieste di alcuni dei propri alleati. Ma in base alla esperienza consolidata secondo cui le verifiche ed i rimpasti si sa come si aprono ma non si può mai prevedere come possano finire. Il presidente del Consiglio non può permettersi il lusso di affrontare una possibile crisi di governo nel bel mezzo del semestre di presidenza italiana della Ue. E per questo, in perfetta intesa con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, non vorrebbe dare alcun ascolto ai segnali lanciati dai “franchi tiratori”. Ma la regola degli anonimi sparatori la conosciamo tutti: se Berlusconi continua a rimanere sordo ai colpi le raffiche continueranno senza tregua. Con il rischio che un botto più grosso degli altri possa provocare una rottura incontrollabile ed irrecuperabile del quadro politico. Che fare, allora? Per il presidente del Consiglio la strada è obbligata. Se vuole evitare il rischio di un disastro non deve far altro che annunciare ufficialmente la decisione di fissare la verifica subito dopo la scadenza del semestre di presidenza europea. Solo un impegno formale in questo senso può frenare lo stillicidio di imboscate e lo sfaldamento definitivo della maggioranza di governo. Certo, è comprensibile che Berlusconi possa considerare un gesto del genere come una resa ai prepotenti. Ma la promessa della verifica non chiuderebbe i conti all’interno della maggioranza. Il finale di partita sarebbe rinviato alla conclusione del cosiddetto “tagliando”. Ed in quella fase il leader della Casa delle Libertà avrebbe tutte le carte per imporre il proprio gioco. Sempre che lo voglia! |