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  Quando i numeri danno opinioni
11 novembre 2003

In politica i numeri producono opinioni. In particolare quelli dei sondaggi sulle intenzioni di voto degli elettori. La conferma viene dagli ultimi rilevamenti. Per i dirigenti dell’Ulivo indicherebbero che se si andasse a votare in questo momento il centro sinistra conquisterebbe la maggioranza. Soprattutto se riuscisse a presentarsi al corpo elettorale con una lista unitaria in grado di dimostrare che le forze dell’attuale opposizione sono molto più coese dei litigiosi partiti della maggioranza. Per Berlusconi, invece, è vero l’esatto contrario. La prima opinione è quella più scontata. Viene sostenuta dai dirigenti dell’Ulivo e rimarca che il nuovo sondaggio costituisce l’ennesima conferma della crescita dell’opposizione già manifestatasi nelle recenti elezioni amministrative. Gli esponenti del centro sinistra la usano per un doppio scopo.

Sostenere che il problema della scelta del leader della coalizione (Prodi? Veltroni? Rutelli? Cofferati?) è del tutto ininfluente sul favorevole trend elettorale. Rilanciare il progetto di lista unica dell’Ulivo alle prossime elezioni europee. Altrettanto scontata è l’opinione opposta. Quella che, sulla base degli stessi dati, viene sostenuta dai dirigenti del centro destra per provare che a metà legislatura la flessione registrata dal centro destra è assolutamente fisiologica e può essere facilmente invertita. A condizione che la Casa delle Libertà ritrovi la propria compattezza e sappia affrontare la seconda parte della legislatura mettendo a frutto lo scotto dei neofiti pagato dal 2001 ad oggi nella gestione del paese. Le due opinioni, essendo espressioni della maggioranza e dell’opposizione, sono ovviamente dominanti. 

L’Ulivo si dice certo che i dati lo proiettano verso inevitabili vittorie. Il centro destra è altrettanto convinto che proprio i numeri degli ultimi sondaggi garantiscono la possibilità di reggere il confronto alle europee della prossima primavera ed alle regionali dell’anno successivo e bissare il successo alle politiche del 2006. Ma tra queste valutazioni prevalenti si fa strada una terza opinione. Che non garantisce vittorie a nessuno ma solleva alcune questioni di non poco conto sul futuro politico del paese. Il suo punto di partenza è rappresentato dalla totale assenza di travaso di voti da uno schieramento all’altro. Il centro sinistra non avanza di un solo voto rispetto al 2001. Anzi, perde il consenso di chi non ha dimenticato il fallimento dei governi dell’Ulivo a causa delle polemiche tra riformisti e massimalisti e registra oggi che l’opposizione non riesce a definire un programma di governo alternativo a quello del centro destra sempre a causa della contraddizione irrisolta della convivenza tra moderati ed estremisti.

A sua volta la flessione del centro destra non nasce dalla capacità di attrazione del centro sinistra. Gli elettori moderati non passano in nessun caso al campo opposto ma scivolano nell’incertezza e nell’astensione per la delusione provata nel registrare i ritardi e gli errori del centro destra, accentuati dalla litigiosità tra i partiti della coalizione.
Tra i due grandi schieramenti, quindi, cresce a dismisura una fascia di elettorato formata non solo dagli scontenti e dai delusi dei due blocchi, ma anche da chi si rende conto che fino a quando l’attuale bipolarismo produrrà maggioranze condizionate dalle proprie componenti più estremiste, sarà difficilissimo varare riforme serie ed il paese rimarrà paralizzato e condannato ad un inesorabile declino. 

Questa fascia, che vale più del trenta per cento ed è quindi determinante per i futuri equilibri politici del paese, non è naturalmente “terzista”. Ed al momento della verifica elettorale decisiva tenderà a schierarsi con la parte che le apparirà più affidabile. Ma rispetto alla tradizionale categoria degli incerti presenta una caratteristica nuova. Non si accontenta della semplice governabilità assicurata prima dai governi dell’Ulivo e poi da quello del centro destra. Vuole efficienza e capacità di riforme e cambiamento. E se i due poli dovessero continuare a lasciarsi paralizzare dalle proprie forze estremiste potrebbe prendere consapevolezza del proprio ruolo. Per trasformarsi nell’ago della bilancia del bipolarismo anomalo italiano.