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Il merito degli sciacalli 14 novembre 2003 L’indignazione è sempre cattiva consigliera nelle vicende politiche di un paese. Ma dopo le reazioni alla strage di Nassiriya non si può fare a meno di ricorrere all’indignazione per commentare i casi di sciacallaggio compiuto sul sangue degli innocenti da alcuni esponenti della sinistra italiana. Non meritano commenti le dichiarazioni di Diliberto, Cossutta, Pecoraro Scanio, Salvi e Folena. Non tanto per il tono e le parole usate in un momento in cui la compostezza avrebbe dovuto dominare incontrastata. Quanto per la motivazione di fondo che ha spinto Verdi e Comunisti a rompere il clima di solidarietà nazionale scattata dopo l’eccidio dei nostri connazionali in Iraq. I nemici a sinistra dell’ipotesi della lista unica dell’Ulivo ispirata al riformismo, avevano bisogno di un pretesto per differenziarsi in vista delle elezioni europee della prossima primavera. Lo hanno trovato nella strage, che sembra fatta apposta per fornire ai rappresentanti dell’area massimalista la possibilità di riesumare il movimento pacifista. E non hanno esitato un istante a sfruttarlo nel più clamoroso dei modi, per dimostrare di essere gli unici depositari del verbo antioccidentale, a differenza del futuro “triciclo” formato da Ds, Margherita e Sdi attestato sulle posizioni dell’antiamericanismo blando ed ipocrita. Si è trattato di un comportamento riprovevole. Da indicare ad esempio di quanto immorale e disumana possa essere la politica degli eredi della tradizione del marxismo-leninismo. Ma espressa questa condanna ed esaurita l’indignazione bisogna anche ammettere che la posizione assunta dai rappresentanti dell’ultra sinistra (tra questi c’è anche Fausto Bertinotti che però si è comportato con ben altro stile) almeno un merito lo presenta. Lo sciacallaggio, in sostanza, è stato vergognoso ma ha definitivamente spazzato via l’equivoco su cui Romano Prodi ha incentrato la sua proposta di lista unitaria dei nemici di Silvio Berlusconi. Questo nuovo fronte popolare disegnato dal presidente della Commissione Ue non è realizzabile. Per la semplice ragione che dovrebbe mettere insieme i moderati dell’Ulivo e gli estremisti della sinistra. E questa operazione, malgrado il cemento del comune antiberlusconismo, è assolutamente impossibile. Il caso dello sciacallaggio sulla tragedia dell’Iraq lo dimostra in maniera inequivocabile. Sui temi di politica internazionale, così come su quelli dell’economia e su qualunque altro aspetto di un qualsiasi programma di governo, le posizioni dei massimalisti sono opposte di quelle dei riformisti. E non basta l’antiberlusconismo per colmare una frattura che non è contingente e componibile ma eterna ed incolmabile.
Per il momento l’unico a riconoscere questa evidente verità è stato, con grande onestà politica ed intellettuale, Clemente Mastella. Ma lo sciacallaggio è stato troppo smaccato. E presto o tardi anche Fassino, D’Alema, Rutelli e lo stesso Prodi dovranno riconoscere che la bomba di Nassiriya non solo ha assassinato tanti innocenti ma ha anche distrutto il sogno del nuovo fronte popolare della sinistra “plurale”. |