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Il nemico rivelato 21 novembre 2003 Quale nuova tragedia dovrà capitare prima che la sinistra italiana ed i suoi intellettuali di scorta e di avanguardia ammettano che di fronte al terrorismo internazionale di Al Qaeda non basta sventolare la bandiera della pace e chiedere un intervento dell’Onu che non potrà avvenire mai? Dovremo attendere che i kamikaze del fondamentalismo islamico incomincino a portare ferro e distruzione nelle città occidentali dopo l’offensiva contro l’unico paese musulmano retto da una democrazia laica? Oppure possiamo sperare che dopo il sangue dei nostri soldati di Nassirya e quello che nel giro di pochi giorni ha riempito la città del Bosforo anche i più forsennati sbandieratori del pacifismo oltranzista prendano atto della realtà? L’interrogativo non è retorico. E non nasconde l’interesse a colpire la sinistra nel suo punto di maggiore debolezza. Punta, invece, all’esatta contrario. A mettere da parte gli egoismi di bandiera e le preoccupazioni elettoralistiche. Ed a porre sul tavolo del dibattito politico del paese l’esigenza inderogabile di una nuova solidarietà nazionale con cui fronteggiare la gigantesca offensiva che il terrorismo ha lanciato non solo contro gli Stati Uniti, ma contro l’intero mondo occidentale. Non si tratta, ovviamente, di riesumare le formule politiche della vecchia solidarietà nazionale degli anni ‘70. Nella democrazia dell’alternanza, cioè nella democrazia compiuta, non c’è bisogno di dare vita a governi di tutti con tutti. Governo ed opposizione possono tranquillamente continuare a svolgere i rispettivi ruoli. Nella consapevolezza, però, che sulle questioni che riguardano la sicurezza del paese minacciata dall’esterno dall’offensiva dei terroristi di matrice islamica si deve necessariamente fare fronte comune. Con decisioni concordate e scelte bipartisan non inficiate da polemiche strumentali. Il primo atto di questo nuovo modello di solidarietà nazionale è di ammettere apertamente ciò che il paese ha già capito con il dolore per i caduti di Nassirya. La pace non è una realtà da difendere ma un obbiettivo da riconquistare. Al Qaeda ha dichiarato guerra al mondo occidentale, compresa l’Italia. E per passare dalle parole ai fatti ha dimostrato di non volere aspettare né l’accettazione formale da parte degli aggrediti dello stato di belligeranza, né l’ufficializzazione da parte dell’Onu dell’inizio della prima guerra globale irritale ed anomala della storia del nostro pianeta. L’opinione pubblica del paese si è già resa conto che la pace è un sogno infranto dalle autobombe. Ora deve essere informato dalla sua classe politica che il fenomeno non è il frutto di un accidente occasionale o di un cataclisma naturale ma la conseguenza diretta degli atti di un gruppo ben identificato di uomini. Siamo in guerra ed abbiamo un nemico. E se vogliamo riconquistare la pace perduta e non vedere calpestati i valori della nostra civiltà dobbiamo comportarci di conseguenza. Con la consapevolezza aggiuntiva che non ci sono alternative. E che, a differenza del passato, non si può riesumare la vecchia formula del “né con lo stato, né con le Br” ed adattarla alle circostanze. Al Qaeda non fa sconti a nessuno. Tanto meno alle terze vie immaginarie. |