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  Alla vigilia della normalità
27 novembre 2003

Prima le sentenze Sme e Andreotti, poi la legge Gasparri, infine la Corte Costituzionale sul Lodo Schifani. Ci sono due modi diversi di valutare questa sequenza di avvenimenti. Il primo è quello di chi si augura e preme affinché almeno una di queste vicende diventi l’occasione per accentuare il clima di emergenza democratica e di tensione che si è instaurato nel paese da anni ed anni a questa parte. L’obbiettivo, niente affatto nascosto, è quello della spallata a Silvio Berlusconi ed al suo governo. E’ andata male con la sentenza Sme e malissimo con quella Andreotti, che insieme hanno costituito la dimostrazione più evidente che alla lunga non paga la strada giudiziaria alla conquista del potere. Ma potrebbe andare meglio con la legge Gasparri e con la Corte Costituzionale. La speranza dei fautori della spallata è che il presidente della Repubblica rifiuti la controfirma della legge ed, oltre a mandare sul satellite Rete 4, scateni un conflitto istituzionale destinato a provocare il massimo sconquasso del quadro politico e la corsa alle elezioni anticipate. 

Se poi anche questa possibilità dovesse sfumare ed il Capo dello stato, che in questi mesi ha seguito passo per passo l’iter della legge non risparmiando suggerimenti ed osservazioni, si rifiutasse di dichiarare ufficialmente guerra a Berlusconi, ci sarebbe sempre il tempo supplementare della Corte Costituzionale. L’eventuale bocciatura del Lodo Schifani, sempre nei progetti dei sostenitori del tanto peggio tanto meglio, metterebbe in condizione il tribunale di Milano di condannare, colpire ed affondare il Cavaliere. Con la logica conseguenza di spianare la strada all’abbinamento tra elezioni anticipate ed elezioni europee. Accanto a chi punta alla catastrofe per liberarsi di un avversario che non sa battere sul terreno politico comune, ci sono altri che guardano in maniera diametralmente opposta la sequenza di avvenimenti destinata a concludersi con la decisione della Corte Costituzionale. 

E se per caso fossimo ad un passo dalla fine dell’emergenza e della guerra civile strisciante e dall’inizio di una fase meno convulsa e più misurata della vita pubblica nazionale? L’ipotesi non è peregrina. Le sentenze Sme ed Andreotti hanno sicuramente convinto una parte importante del centro sinistra a rinunciare definitivamente all’uso politico della giustizia e ad accettare il dialogo sulla riforma complessiva della giustizia. A sua volta l’approvazione senza code traumatiche da parte del Quirinale della legge Gasparri potrebbe liberare il tavolo da uno dei principali motivi di contrasto tra maggioranza ed opposizione. 

Ed, infine, il possibile via libera definitivo della Consulta alle norme di tutela delle massime cariche dello stato segnerebbe la conclusione definitiva di quella rivoluzione giudiziaria iniziata nel ’92, che ha fatto piazza pulita di una intera classe politica e tiene sotto ricatto chi ha osato sostituire i liquidati a colpi di inchieste della magistratura. Non è da escludere, quindi, che al posto della spallata ci possa essere l’esatto contrario. E la vita pubblica italiana possa passare dall’emergenza paragolpista alla normalità democratica. Non per salvare il centrodestra e Berlusconi ma per mettere in condizione il paese di cogliere quella ripresa economica mondiale che incomincia a farsi sentire e che sarebbe fatalmente preclusa da una nuova stagione di inabilità, incertezza e sostanziale guerra civile.