![]() |
|
La speculazione sbagliata 10 dicembre 2003 Speculare su Nassirya. Dopo le presunte rivelazioni del Washington Post, la sinistra tenta l’operazione che l’ondata emotiva suscitata dalla strage aveva in parte impedito ed in parte vanificato. Gli esponenti dei gruppi più estremisti chiedono l’istituzione di una commissione d’inchiesta e le dimissioni preventive del ministro della Difesa Antonio Martino. Quelli dei partiti ufficialmente più moderati e responsabili si limitano a sollecitare un apposito dibattito parlamentare. Ovviamente per utilizzare le notizie diramate dalla stampa americana come un corpo contundente con cui pestare il governo di centrodestra. La faccenda non stupisce. Le diverse componenti dell’opposizione fanno il loro mestiere che è quello di sfruttare ogni occasione per incalzare il governo. E quindi non si lasciano sfuggire il caso Nassirya sollevato da alcuni ambienti statunitensi per dare addosso alla maggioranza. Ma la strage dei 19 italiani in Iraq non è un caso come tutti gli altri. Non solo sotto il profilo etico ma anche sotto quello politico. E se dell’etica gli speculatori possono anche infischiarsene, della politica debbono tenerne comunque conto. Perché altri rischiano altrimenti di trasformare la loro operazione in un atto di autolesionismo. Da un punto di vista politico, infatti, la strumentalizzazione di notizie fasulle da parte delle diverse componenti della sinistra produce un effetto di appiattimento delle componenti stesse sulla linea di massima intransigenza. Non importa se le dimissioni di Martino vengono chieste da Verdi e Rifondazione e non da Ds e Margherita. Agli occhi dell’opinione pubblica, che su questa vicenda giudica senza tante distinzioni, la richiesta risulta essere dell’intera sinistra. Con la conseguente caduta di ogni distinzione di moderazione e di responsabilità e la relativa omologazione sulla posizione di massima intransigenza. Serve alla sinistra riformista lasciarsi fagocitare da quella estremista su un tema così delicato come quello della strage di Nassirya? La logica direbbe di no. A meno che la scelta riformista sia solo una finzione ed il destino dei riformisti italiani sia quello immodificabile di andare a rimorchio dei massimalisti. Ovviamente per perdere. |