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Le lacerazioni dell’Ulivo 12 dicembre 2003 La spaccatura dell’Ulivo sulla fecondazione assistita è solo il primo passo di una divergenza destinata a riguardare il progetto di lista unica alle Europee. A causare la lacerazione attuale sulla legge approvata ieri al Senato ci sono ragioni culturali e di coscienza. A provocare la sempre più probabile lacerazione successiva ci sono interessi concreti che nulla hanno a che fare con gli ideali e la fede religiosa. Tra le due questioni c’è comunque un nesso preciso. L’odierna divisione dell’Ulivo è la prova generale del possibile fallimento della lista unitaria. E lo è a tal punto da far sorgere il sospetto che le ragioni culturali e di coscienza che oggi separano rutelliani da prodiani e Margherita dai Ds, siano solo il pretesto per la spaccatura successiva e la copertura degli interessi concreti destinati a provocare tale spaccatura. Se questa ipotesi è giusta, quindi, non vale la pena soffermarsi sulla lacerazione attuale. Passimo direttamente a quella futura. E cerchiamo di capire quali possono essere gli interessi che minacciano di provocare il fallimento della lista unica proposta a suo tempo da Romano Prodi. Il primo è sicuramente legato alla impossibilità di realizzare un accordo preventivo tra Ds e Margherita sulla ripartizione degli eletti dell’Ulivo al Parlamento Europeo. Senza la riforma della legge elettorale, e soprattutto, senza l’introduzione della lista bloccata i Ds possono far pesare la forza del proprio apparato e far eleggere la maggior parte dei propri candidati a scapito di quelli della Margherita. E’ capitato in passato in tutte le occasioni in cui più partiti hanno presentato liste unitarie. E gli ex popolari alla Mancino ed alla Marini, oltre allo stesso Rutelli, sono troppo esperti e navigati per correre il rischio di promuovere una lista unica dell’Ulivo che si trasforma in una irripetibile occasione per i Ds di cannibalizzare i propri infidi ed incerti alleati. Il secondo interesse riguarda direttamente Francesco Rutelli. Che con una lista unitaria destinata a sancire la nuova egemonia dei post-comunisti è destinato a perdere definitivamente il ruolo di leader ulivista, sia pure in compartecipazione con Romano Prodi non a caso per nulla intenzionato a candidarsi alle elezioni. Di qui la sua rottura sulla fecondazione assistita. A conferma che la sua conversione al cattolicesimo non è stata fittizia. A difesa della propria legittima preoccupazione di non farsi buggerare da Piero Fassino. Ed in nome di quella regola aurea della politica italiana che stabilisce “accà nisciuno è fesso”! |