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La vera paura 19 dicembre 2003 L’aspetto più significativo della vicenda della mancata firma del Capo dello Stato alla legge Gasparri ha riguardato la “festa” per l’avvenimento organizzata a Roma dai girotondi guidati da Sabina Guzzanti. A stare all’affluenza registrata nelle precedenti manifestazioni ed alla pubblicità che era stata data all’avvenimento, il festeggiamento avrebbe dovuto coinvolgere migliaia e migliaia di cittadini. Tanto più che l’affondamento della odiata legge del Cavaliere era stato presentato come un prestigioso traguardo da conseguire anche a costo di premere all’impazzata sul Quirinale, minacciando chissà quali sconquassi in caso di promulgazione del provvedimento. Invece, chi ha seguito la puntata di “Ballarò”, in cui non a caso era stato previsto un collegamento con la piazza dei girotondi, non ha avuto alcuna difficoltà a prendere atto che i festanti erano quattro gatti. E che quegli stessi che nelle settimane scorse avevano affollato teatri e cortei per protestare contro la legge Gasparri, si erano guardati bene dal prendere freddo e se ne erano rimasti a casa. La circostanza ha messo chiaramente in luce la particolare natura dei contestatori girotondini, disponibili solo alla protesta negativa e per nulla interessati a partecipare a vicende di segno positivo. Ma ha chiarito anche che gli indignati in servizio permanente effettivo della sinistra sono una minoranza ristretta del paese e che la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica ha capito perfettamente il carattere strumentale della polemica sulla legge Gasparri. La posta in palio non sono i diritti dei cittadini o la libertà de paese ma solo la ripartizione della torta pubblicitaria tra Rai, Mediaset e grandi editori della carta stampata. I valori, in sostanza, non c’entrato nulla. C’entrano solo gli interessi. Che saranno pure legittimi come tutti gli interessi ma che riguardano un numero estremamente esiguo di soggetti. E gli altri, cioè la grande massa dei cittadini? A loro non entra in tasca una lira se il Sic si allarga o si restringe, se Mediaset aumenta il fatturato o se Romiti, Agnelli, Caltagirone e De Benedetti aumentano i propri incassi. La loro preoccupazione principale è difendere un tenore di vita in fase progressivamente decrescente. Ed il loro sospetto crescente è che tutte le battaglie che le diverse parti politiche combattono accanitamente negli ultimi tempi siano solo delle cortine fumogene dietro cui nascondere la comune incapacità di maggioranza ed opposizione di trovare soluzioni per i problemi reali e concreti. I dirigenti delle forze politiche farebbero bene a non sottovalutare questa indicazione. Per un motivo molto semplice. Le elezioni del futuro, sia quelle europee che quelle successive, saranno vinte non da chi avrà recitato meglio la parte dell’indignato o del governante ma da chi avrà saputo dare una risposta convincente all’ansia ed alla paura che salgono nel paese. |