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Il falso terzismo 13 gennnaio 2004 Il terzismo non è una categoria dello spirito o una formula tattica del gioco del calcio. E’ una scelta precisa nel sistema bipolare dell’alternanza. Che comporta a chi l’assume di mantenere una posizione rigidamente distinta e distante da una parte e dall’altra. I terzisti stanno per definizione in mezzo. E sono tali solo se rimangono fermi nella terra di nessuno resistendo alle mille tentazioni di scivolare verso destra o verso sinistra. Chi riesce a mantenere salda e ferma questa linea non diventa soltanto distante dalle parti, ma finisce inevitabilmente con il risultare al di sopra delle parti stesse. Assumendo così una indiscussa autorità di tipo morale che gli consente di salire in cattedra e bacchettare, quando è necessario, le forze di parte che si contrappongono tra di loro e di diventare l’oggettivo strumento di garanzia dell’opinione pubblica non schierata pregiudizialmente. Ma nel nostro paese esiste ancora qualcuno che possa legittimamente sostenere di occupare questo spazio e svolgere questo ruolo distinto, distante e superiore ad ogni parte? L’unico è Carlo Azeglio Ciampi. Spesso anche a dispetto dei tanti che gli tirano la giacca a sinistra e di molti dei suoi stessi consiglieri del Quirinale che gli vorrebbero far fare la stessa fine di Oscar Luigi Scalfaro. Per il resto non c’è n’è uno provvisto dei requisiti necessari. Tutti sbandano a destra o a sinistra a seconda delle proprie convenienze. E questo toglie loro qualsiasi diritto di pontificare in nome di una presunta superiorità morale che non esiste affatto. Tra i tanti a cui non va riconosciuta la facoltà di salire in cattedra brilla sicuramente il Corriere della Sera. Il principale quotidiano nazionale si propone come il depositario più autorevole del terzismo che si pone al di sopra dei miseri litiganti della politica. Lo ha sempre fatto. Ma da quando al governo è salito il centrodestra molto di più. Come se a via Solferino si fossero convinti che la loro missione, visto il palese fallimento della sinistra, sia quello di bacchettare di continuo i dilettanti allo sbaraglio del centrodestra. Fosse realmente così non ci sarebbe nulla da eccepire. Tranne, ovviamente, che a lungo andare i terzisti corrieristi sarebbero fatalmente destinati a diventare antagonisti ed alternativi del bersaglio esclusivo delle loro critiche. Ma il problema è che non è neppure così. Il terzismo del Corriere della Sera è solo una ipocrita copertura degli interessi del suo editore, che trova utile mettersi perennemente di traverso al governo per alzare il più possibile la propria capacità contrattuale sui terreni economici e finanziari. Per cui non è accettabile la pretesa di superiore moralità dei solferinisti. Soprattutto quando viene usata per difendere le vecchie oligarchie della nomenklatura formatasi negli anni dell’egemonia della sinistra che hanno fallito su tutta la linea e che hanno il solo compito di togliersi di mezzo. Eviti, allora, il Corriere della Sera di pontificare su questo e su quello, sulla Farnesina da conservare, Bankitalia da non toccare, la Consob da ossequiare e la campagna elettorale delle Europee da impostare senza toccare il tema della responsabilità politica del tracollo del sistema bancario e finanziario italiano. Più insiste nel terzinare fasullamente, più diventa evidente che è diventato di parte. Per di più di quella peggiore. Che ostenta la virtù per meglio nascondere il vizio di pensare solo al proprio esclusivo interesse. C’è da augurarsi, allora, che i criticati del centrodestra facciano l’esatto contrario di quanto indicato dal Corriere della Sera. In particolare impostando la campagna elettorale in difesa dei risparmiatori e contro gli speculatori. Falsi terzisti compresi! |