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  Ed ora elezioni anticipate
14 gennnaio 2004

Election day. Ma vero! L’unica risposta possibile alla sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la legge Schifani e creato le condizioni per una ennesima stagione di veleni golpistici nel paese, è quella delle elezioni politiche anticipate abbinate con quelle europee della prossima primavera. L’alternativa, per il presidente del Consiglio e per tutti i partiti della maggioranza è solo quella di aspettare che i magistrati di Milano facciamo cadere la ghigliottina giudiziaria sul capo del Governo, che la sinistra si mobiliti riempiendo le piazze, chiedendo le dimissioni di Berlusconi e che nei tempi medi il centro destra incominci a perdere pezzi nella prospettiva di un nuovo ribaltone. Se Silvio Berlusconi si vuole lasciar rosolare a fuoco lento non deve far altro che seguire chi lo invita a piegare la testa e ad accettare passivamente la decisione della Corte Costituzionale. 

Ma se non vuole ripetere l’esperienza del ’95 deve reagire politicamente ad un atto che è squisitamente ed esclusivamente politico. E la sua reazione non può essere altro che denunciare l’impossibilità di governare il paese in presenza di continui tentativi di manovre golpiste da parte della magistratura militante e della sinistra irresponsabile e rimettersi alla volontà popolare. Il nodo della perdurante anormalità del paese a causa degli sforzi disperati delle vecchie oligarchie corporative di opporsi a qualsiasi forma di innovazione e cambiamento non può essere sciolto con i metodi della normalità parlamentare. Ci vuole l’ascia democratica del voto dei cittadini. Se gli italiani vorranno continuare ad avere una magistratura politicizzata ed un “sistema paese” ancora nelle mani di quei gruppi di potere che hanno spadroneggiato negli ultimi quarant’anni con i risultati alla Parmalat, non dovranno far altro che ridare fiducia alle forze della conservazione e della reazione rappresentate dai partiti della sinistra. 

Se vorranno puntare sull’innovazione dovranno necessariamente rivolgersi dalla parte opposta. Pur con tutte le riserve e le delusioni registrate in questi due anni e mezzo di governo del centro destra caratterizzato più dal continuismo che da un serio e concreto impegno di cambiamento. Non si tratta di compiere una sfida avventurosa. Al contrario, si tratta di realizzare l’unico gesto di responsabilità possibile rispetto alla linea dello sfascio scelta da una Corte Costituzionale in cui la provenienza e l’appartenenza politica hanno prevalso sulle più elementari norme del buon senso. Per spegnere i grandi incendi alle volte sono necessarie le grandi esplosioni. Questa è una di quelle.