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In nome del vecchio 17 gennnaio 2004 Se in nome della par condicio la tv pubblica permettesse la realizzazione di un Blob alternativo a quello strabico che guarda solo da sinistra, la prima blobbata da realizzare dovrebbe essere sicuramente dedicata ad Oscar Luigi Scalfaro. Per ricordare agli italiani che l’attuale icona dei girotondini si sdegnò per la scollatura un po’ troppo generosa di una signora, suscitando gli sberleffi dei grandi comici del tempo, da Totò a Peppino De Filippo. Ma la Rai non osa. I telespettatori si perdono l’effetto esilarante della visione sinottica del famoso “non ci sto!”, con l’altrettanto famoso “ma mi faccia il piacere…”. E così non rimane altro che discutere su quale sia la bizzarra ragione per cui il prototipo del conservatore bacchettone sia diventato il campione dell’oltranzismo di sinistra. Forse perché i cosiddetti girotondini sono in realtà dei reazionari in tutto simili all’ex presidente della Repubblica che si turbava alla vista di qualche centimetro di seno? O forse perché, come ipotizza Paolo Franchi, gli esponenti dell’ultra sinistra sono sempre fermi alla regola secondo cui “il nemico del mio nemico diventa automaticamente mio amico, anche se con me non ha nulla da spartire”? I due interrogativi contengono sicuramente una parte di spiegazione. Per un verso i girotondini sono sicuramente dei reazionari, come dimostra il caso di Marco Travaglio nato a “Il Giornale” e finito a sinistra dell’“Unità”; per l’altro sono altrettanto sicuramente dei leninisti, pronti a salire su qualsiasi treno, anche quello di un titolato trombone, pur di riuscire a perseguire il fine ultimo della sconfitta dell’odiato nemico Silvio Berlusconi. Ma a queste validissime ragioni se ne aggiunge una terza che, forse, ha più valore delle altre due messe insieme. E’ quella anagrafica. Oscar Luigi Scalfaro ha 85 anni ed è vecchio soprattutto di idee, quelle della nomenklatura del secolo passato che cerca disperatamente di resistere a qualsiasi forma di innovazione e cambiamento. I girotondini sono sicuramente più giovani dell’ex Pappagone del Quirinale, ma oscillano tutti tra i cinquanta ed i sessant’anni e nutrono l’identica, inguaribile nostalgia per il passato e la stessa ostilità preconcetta per il futuro. Da questo punto di vista, quindi, il vecchio reazionario è un rappresentante perfetto per i vecchi rivoluzionari post-sessantottini. In comune hanno la vecchiaia. Che non è mai una colpa ma che diventa una iattura quando è solo nostalgia per il tempo che fu e non potrà mai tornare. |