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L’alibi della Costituzione 28 gennnaio 2004 La Costituzione non può essere un alibi. E’ vero che garantisce l’autonomia della magistratura e della Banca d’Italia, come hanno ripetuto prima il vice presidente del Csm Virginio Rognoni e poi il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. Ma è ancora più vero che l’autonomia e l’indipendenza sono previste per istituzioni che funzionano e garantiscono al meglio i cittadini. Se l’efficienza manca, e quindi se l’apparato giudiziario non produce giustizia o se Bankitalia si dimostra disegnata per una realtà diversa da quella attuale ed incapace di governare i fenomeni finanziari degli ultimi anni, non ci si può nascondere dietro la Costituzione. L’inefficienza va rimossa, le inadeguatezze vanno eliminate. Tutto nel rispetto dei principi voluti dalla Carta fondamentale della Repubblica, ma nella consapevolezza che utilizzare questi principi come alibi per i propri errori e per le proprie carenze è la strada più rapida e diretta per svilirli e calpestarli. La Costituzione, in sostanza, non può essere un bastione con cui tentare di bloccare le riforme. E’ comprensibile che ci sia qualcuno deciso ad utilizzarla in questa veste per meglio difendere se stesso, il proprio ruolo, la posizione conquistata in tanti anni di impegno. Ma la solidarietà umana non può trasformare in “fatti personali” problemi che riguardano l’intera collettività. Se una parte della magistratura si preoccupa solo di portare avanti le proprie convinzioni politiche ed ideologiche a tutto discapito della funzionalità e della credibilità complessive del sistema giudiziario, il Consiglio superiore della magistratura ed il suo vicepresidente non possono fare finta di nulla. O, peggio, brandire la Costituzione come spada con cui fare a pezzi ogni progetto di riforma, di modifica, di miglioramento. E se, con il concorso dell’intero sistema bancario, una azienda come la Parmalat riesce a creare un deficit di 14 miliardi di euro, pari ad una intera manovra finanziaria, il governatore della Banca d’Italia non può ammantarsi con la Costituzione e ridurre l’intera faccenda ad una bega personale con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. I “fatti personali” debbono cedere il passo di fronte ai “fatti politici”. In nome ed in difesa dell’atto fondante della Repubblica! Su questo terreno si gioca la credibilità di tutte le forze politiche. Non solo quelle di governo ma anche quelle dell’opposizione. |