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La verifica della verifica 5 febbraio 2004 Non ci voleva un grande acume a prevede che accelerare sulla legge Gasparri nel bel mezzo di una verifica ancora tutta da definire avrebbe provocato frizioni e scintille. Chiunque abbia un minimo di esperienza delle vicende parlamentari, sa bene che sgambettare una legge importante è il mezzo più semplice a cui ricorrono i diversi gruppi ed esponenti di una maggioranza per far pesare le proprie ragioni nella maniera più pesante possibile al tavolo dei “verificatori”. E chi conosce un minimo le vicende politiche italiane degli ultimi trent’anni, sa altrettanto bene che quando le leggi in questione riguardano il sistema radiotelevisivo il fenomeno dei “franchi tiratori” diventa addirittura parossistico. Bastava un pizzico di attenzione, quindi, per evitare l’intreccio tra la verifica e l’iter parlamentare della legge Gasparri. E ci voleva forse un grammo in più di prudenza prima di offrire al malcontento serpeggiante all’interno della Casa delle Libertà, il piatto d’argento della legge di riforma del sistema radiotelevisivo per uscire clamorosamente allo scoperto. Ma l’assenza di esperienza e di mestiere non è, e non può essere, l’unica causa dello scivolone preso dalla maggioranza con il ritiro dall’aula del provvedimento firmato dal ministro delle Comunicazioni ed il suo rinvio alla Commissione. Ci sono ragioni politiche più profonde. Ed a questo proposito ha perfettamente ragione Ignazio La Russa quando chiede agli esponenti del centro destra di riflettere attentamente sul presente e sul futuro della maggioranza. Senza un serio approfondimento delle ragioni che sono alla base dell’alleanza tra i partiti della Casa delle Libertà la verifica non potrà avere una conclusione positiva. E senza questa conclusione la campagna elettorale per le europee rischierà di diventare il buco nero in cui verranno inghiottite le ambizioni e le speranze di tutti i partiti del centro destra. Anche questa riflessione generale, però, potrebbe non bastare se non venisse accompagnata da un’identica riflessione all’interno di ciascuna forza politica della maggioranza. Questa verifica nella verifica, in particolare, deve riguardare Alleanza Nazionale. Non perché il maggior numero di “franchi tiratori” siano usciti dalle proprie fila. Ma perché è il partito che più di ogni altro appare lacerato sul significato e sull’indirizzo di fondo da dare alla propria partecipazione all’attuale alleanza di governo. Tutti gli esponenti di Alleanza Nazionale sono d’accordo sulla volontà di pesare e contare di più nella maggioranza e nella compagine governativa. Ma quando si tratta di stabilire in quale direzione l’eventuale maggior peso debba essere esercitato, il comune sentire si frantuma e lascia il passo alle logiche ed agli egoismi delle singole componenti interne. Il ché può essere comprensibile ed accettabile nelle fasi politiche normali. Diventa un atto di autolesionismo alla vigilia della grande verifica elettorale di mezza legislatura. |