torna alla
home page

ARCHIVIO

2002
marzo
febbraio 
gennaio

2001
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Berlusconi-Gheddafi, un incontro storico
6 febbraio 2004

Non ci sono spiegazioni ufficiali sulle ragioni della inaspettata visita che Silvio Berlusconi farà martedì prossimo a Tripoli al Colonnello Gheddafi. Il nostro presidente del Consiglio era già stato nella capitale libica lo scorso anno. Ed anche se a quella visita non erano seguite conseguenze pratiche nessuno prevedeva un nuovo incontro in tempi così stretti con il Colonnello. Quale la ragione di questa improvvisa decisione? Le uniche indicazioni concrete sono quelle fornite dalla cronaca. Una decina di giorni fa Gheddafi ha rilasciato una intervista in cui si è lamentato di non essere riuscito, nel precedente incontro con Berlusconi, a risolvere la questione dei danni di guerra richiesti dai libici per l’occupazione coloniale italiana. Ed ha aggiunto, tra il fatalistico e lo iettatorio, di essere convinto che per sciogliere quel nodo ed avere soddisfazione alle proprie richieste gli toccherà aspettare la caduta del Cavaliere e la sua sostituzione con Lamberto Dini o Massimo D’Alema. 

A questa intervista è seguita una improvvisa visita a Palazzo Chigi del ministro degli esteri Libico Shalgam. E poi l’annuncio del viaggio del presidente del Consiglio a Tripoli di martedì prossimo. In assenza di notizie precise sui retroscena di questi dati della cronaca è possibile costruire qualsiasi tipo di castello. Di sicuro, però, di incontestabile ci sono alcuni elementi che oggi pesano sul tavolo di rapporti italo-libici molto di più del passato. Il primo è che Gheddafi ha tutto il diritto di sperare di poter tornare a trattare con Dini e con D’Alema. L’Italia ulivista, priva di qualsiasi ruolo internazionale che non fosse quello di “parente povero” dell’asse europeo franco-tedesco, era una interlocutrice così debole e così incerta da risultare quasi perfetta per un uomo abile ed esperto come il Colonnello. Ma quella speranza è vana. Fino alle elezioni del 2006 la Libia dovrà trattare con l’Italia guidata da Berlusconi. Che non è più la ruota del carro dell’Europa carolingia ma uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea ed uno degli alleati più fidati e sicuri degli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo internazionale. 

Il Colonnello, allora, potrà anche rimpiangere i deboli governanti dell’Ulivo ma deve confrontarsi con il più solido governo di Berlusconi. E lo deve fare tenendo ben presente che la sua linea di riavvicinamento all’Occidente ed agli Usa, culminata recentemente con la rinuncia alla costruzione delle armi di distruzione di massa, passa necessariamente attraverso il miglioramento dei tradizionalmente intensi rapporti con il nostro paese. Cioè con la fine di quel contenzioso tra Libia ed Italia che il Colonnello trascina con indiscussa abilità da tempo immemorabile e che non ha voluto chiudere neppure ai tempi dei deboli governi di Dini e D’Alema. Il secondo elemento è che quel contenzioso non riguarda solo le rivendicazioni della Libia nei confronti del nostro paese ma anche quelle, riconosciute dalla rispettive diplomazie e dalla stessa magistratura libica, dell’Italia nei confronti della Libia. In ballo ci sono le legittime richieste degli italiani a suo tempo espulsi. 

E, soprattutto, ci sono i crediti della aziende italiane operanti in Libia che, benché accertati e riconosciuti dalla rispettive diplomazie e dalla stessa magistratura libica, continuano a non essere onorati a dispetto di ogni tipo di sollecitazione. E se il presidente del Consiglio vuole avere qualche ultima informazione in merito, non deve far altro che fare riferimento agli atti del recente convegno tenuto a Roma su iniziativa del presidente dell’associazione delle aziende italiane scottate dall’esperienza libica, l’indomito Leone Massa. Con questi presupposti l’incontro di martedì prossimo a Tripoli tra Berlusconi e Gheddafi può trasformarsi in una grande occasione. Sia per la Libia, che può chiudere positivamente il contenzioso con l’Italia ed accrescere la propria credibilità agli occhi dell’intero mondo occidentale. Sia dell’Italia, che può rinsaldare e migliorare gli storici rapporti con la Libia ottenendo finalmente soddisfazione per quei suoi cittadini che, senza alcuna colpa, hanno fino ad ora subito le conseguenze negative delle questioni politiche irrisolte tra Roma e Tripoli.