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  La convention del Triciclo
14 febbraio 2004

Il primo a parlare è stato Piero Fassino. Poi, a ruota, è stata la volta di Francesco Rutelli, Enrico Boselli e dei leader dei partiti che pedalano sul “triciclo” della lista unitaria ulivista. Domani il primo sarà Giuliano Amato, poi D’Alema e Parisi ed infine, direttamente dai “trionfi” di Bruxelles, come una sorta di Fregoli della politica italiana e continentale, spunterà Romano Prodi, che chiuderà la convention dell’Ulivo ribadendo che il suo ruolo non è solo quello di leader della lista unitaria Ds, Margherita, Sdi ma quello molto più alto di leader del “grande Ulivo” composto sia dal “triciclo”, sia dai “monopattini” di Di Pietro ed Occhetto, di Pecoraro Scanio, di Diliberto e, magari, anche dei girotondi di Pardi e dei no-global di Agnoletto. Ci si augura che chi ha ironizzato su “l’unto del Signore” di berlusconiana memoria, abbia almeno qualcosa da ridire su questa vocazione ecumenica del presidente della Commissione europea. 

Prodi che non si accontenta di essere un leader politico. Da grande vorrebbe fare il Papa di un immenso Ulivo in cui figurino tutti quelli che sono nemici di Silvio Berlusconi. E proprio perché non intende abbassarsi a livello di un qualsiasi Fassino o Rutelli preferisce non candidarsi alle elezioni europee di primavera ma dare la propria benedizione a tutte le liste antiberlusconiane per poi, tornato a casa dopo la sua avventura europea, insediarsi nel ruolo del Papa del “Grande Ulivo” e sfidare alle politiche il Cavaliere. Il progetto non è inedito. In fondo non è altro che una rivisitazione della vecchia strategia del fronte popolare in salsa papalina. Con la differenza che mentre il motore del fronte popolare era un grande partito comunista provvisto di un fortissimo potere egemonico nei confronti delle forze politiche alleate, il motore della riedizione del fronte unito della sinistra italiana dovrebbe essere il pontefice massimo dell’Ulivo Romano Prodi, il personaggio che poggia la propria forza egemonica sul fatto di essere stato l’unico ad aver vinto nel ’96 una competizione elettorale con Silvio Berlusconi. Può funzionare il progetto prodian-papalino? 

Sul piano dell’alleanza elettorale non c’è alcun dubbio in proposito. Sul piano politico generale la risposta è altrettanto decisa in chiave negativa. Non c’è bisogno di ricordare l’amara sorte del governo dello stesso Prodi liquidato da Rifondazione Comunista dopo poco meno di due anni di navigazione tormentata di governo. Basta fare riferimento alla cronaca politica di ogni giorno per avere la conferma che il potere egemonico del papetto ulivista sui propri alleati è del tutto inesistente. Se in questi ultimi due anni il governo fosse stato tenuto dall’Ulivo invece che dalla Casa delle Libertà, invece di una verifica fasulla ci sarebbero state delle vere e proprie crisi. Con tutte le conseguenze nefaste che un vuoto di potere al vertice della politica avrebbe comportato in una fase internazionale ed economica così difficile e pericolosa. Qual è allora il significato della Convention ulivista dell’Eur? Semplice. E’ iniziata la truffa. Speriamo che gli italiani non si lascino abbindolare!