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  Cdl senza passione
17 febbraio 2004

Da un punto di vista aritmetico il ragionamento di Silvio Berlusconi non fa una grinza. Se la Casa delle Libertà riesce a riprendere i voti conquistati nella precedente consultazione europea, il gioco è fatto e la partita è vinta. In questo caso non c’è lista unica dell’Ulivo che regga. Anzi, poiché le elezioni si tengono con il proporzionale ed il sistema tende a penalizzare le aggregazioni ed a premiare l’autonomia, c’è anche la possibilità che il successo appaia addirittura più rotondo e significativo. Ma come trasportare sul piano politico il giusto ragionamento aritmetico? La risposta del Cavaliere è quella della personalizzazione della campagna elettorale. Una tambureggiante offensiva propagandistica tutta incentrata sul presidente del Consiglio e sull’attività del suo governo ci accompagnerà da oggi fino al voto di giugno. E, grazie anche a quell’ossessione antiberlusconiana che rimane l’unico collante rimasto ad una opposizione senza idee e progetti, è possibile che almeno in parte l’operazione possa riuscire nei confronti della grande massa dell’elettorato moderato, quella meno politicizzata e più sensibile alle suggestioni mediatiche e populistiche del Premier. 

E le altre fasce di elettori? Come farà il centro destra a recuperare quei settori più avvertiti del proprio elettorato, quelli che avevano caricato di attese particolari la fine dell’egemonia governativa della sinistra e sono rimasti delusi per la lentezza e le contraddizioni con cui la Casa delle Libertà cerca di realizzare le sue promesse di cambiamento? E’ probabile che il Cavaliere abbia messo in conto che i delusi siano i militanti della base. Ed abbia verificato che la loro eventuale defezione non provocherà particolari sconquassi. Tutti i sondaggi indicano che, a dispetto dei proclami di vittoria, il centro sinistra non cresce di un solo consenso. E questo significa che i delusi del centro destra magari si rifiuteranno di andare a votare e si getteranno nell’astensione ma che non passeranno mai di campo. Ma se anche questi calcoli si rivelassero esatti perché mai non tentare di recuperare anche queste fasce di cittadini che hanno investito in consenso politico e vengono ripagati con qualche semplice interesse mediatico e propagandistico?

Il compiuto di operare questo tentativo di recupero non spetta a Berlusconi ma ai dirigenti dei partiti della coalizione governativa. Il Premier fa la sua parte. E, come si è visto, la sa fare bene e con ottimi risultati. Ma gli esponenti delle forze della Casa delle Libertà sanno fare la loro? Da quanto è emerso con assoluta chiarezza nel recente convegno di massimi esponenti del centro destra organizzato a Todi da Ferdinando Adornato, sembra proprio di no. Questi dirigenti appaiono preoccupati solo da se stessi e della conservazione delle poltrone spesso graziosamente concesse dal Cavaliere. Dovrebbero colmare quel vuoto di politica che nell’azione dell’antipolitico Berlusconi deve necessariamente esistere. Ma, soprattutto, dovrebbero mettere nella loro azione quella carica di passione che rappresenta l’unico fattore in grado di convincere i fedelissimi di un tempo a turarsi il naso ed a tornare a votare. Invece aspettano immobili la ripetizione del miracolo di Berlusconi. Senza capire che alla lunga anche il Cavaliere si dovrà rendere conto che senza una classe dirigente all’altezza, sarà sempre più difficile tornare a ripetere i miracoli. L’elettorato moderato non è come il sangue di San Gennaro, che come lo scuoti si scioglie! Alla lunga e senza passione non si presta più!