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Le due sinistre 19 febbraio 2004 La chiusura della verifica di governo passa in seconda linea rispetto alla lacerazione che il voto sulla missione italiana in Iraq provoca all’interno dell’opposizione. La circostanza non stupisce per il diverso peso politico dei due avvenimenti. La verifica di maggioranza avrebbe fatto notizia solo se avesse avuto un esito negativo provocando la crisi di governo. Ma le divergenze di nove mesi di discussioni astratte sono state ricomposte senza particolari fatiche, la crisi non c’è stata e la Casa delle Libertà entra nella campagna elettorale europea all’insegna di uno slogan comune particolarmente felice, “liberi e uniti”. La buona riuscita della verifica non fa notizia per la semplice ragione che nessuno provvisto di un minimo di buon senso aveva mai pronosticato l’ipotesi opposta. Viceversa, la lacerazione del centro sinistra sul voto per la missione italiana in Iraq fa notizia proprio per l’esatto contrario. Chi mai avrebbe potuto immaginare che all’indomani della nascita della lista unitaria dell’Ulivo avvenuta sotto l’alta benedizione di Romano Prodi il cosiddetto “motore” riformista dell’intero schieramento d’opposizione s’ingrippasse in maniera così dirompente? Il voto sull’Iraq non rappresenta un incidente di percorso. E neppure una circostanza isolata e facilmente superabile. E’, al contrario, un momento di separazione e di svolta tra l’area riformista aggregata nel “triciclo” ed il resto della galassia della sinistra che si riconosce nel movimento della pace. Questa svolta peserà per l’intera campagna elettorale europea. Ma non solo. Continuerà ad incidere anche nel resto della legislatura e per l’intero futuro della sinistra italiana. Perché non riguarda una scelta occasionale come può essere quella della missione militare a Bagdad. Tocca, al contrario, una questione di fondo su cui la sinistra italiana si divide da sempre. Quella della sua collocazione internazionale che si sintetizza nell’alternativa “o con l’Occidente o con il Terzo Mondo”. Quali gli effetti della divisione? I dirigenti dell’Ulivo si sforzano di gettare acqua sul fuoco e di ridurre la portata delle conseguenze. Lo stesso Prodi cerca di minimizzare. Tanto da continuare ad ipotizzare la possibilità di creare un comune programma di governo tra le due anime alternative ed antagoniste dell’opposizione. Ma la logica degli avvenimenti è più forte di queste ipocrisie. Non ci si dovrà stupire se d’ora in avanti il movimento per la pace si scatenerà in una guerra senza quartiere nei confronti dei riformisti occidentalisti. E c’è da mettere in conto che, ad elezioni superate, all’interno dell’area riformista si possa incominciare a discutere non più dell’unità della sinistra ma di doppia sinistra, dai destini separati e forse antitetici. |