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  Demagogia ed esagerazione
21 febbraio 2004

Sarà pure vero che la demagogia, come dice il presidente della Camera Pierferdinando Casini, non costruisce. Ma in campagna elettorale aiuta chi l’usa a mettersi in sintonia con i propri elettori. E la circostanza, da che mondo è mondo, non costituisce lo scandalo che la sinistra sta montando sulle dichiarazioni rilasciate da Silvio Berlusconi in Grecia. Non solo perché una così esibita manifestazione di sdegno, condanna ed esecrazione per il presunto delitto di demagogia commesso dal Premier è anch’essa una forma ipocrita di identica demagogia. Ma soprattutto perché una reazione così viperina (Rosi Bindi ha annunciato di voler querelare il Cavaliere!) comporta alcune conseguenze su cui gli indignati a pieno servizio dovrebbero attentamente meditare. La prima è che aggredire verbalmente il presidente del Consiglio per la sua ostentata caratteristica di antipolitico significa fare il suo gioco. 

Non c’è bisogno di tornare indietro di dieci anni per scoprire che alla costruzione del mito Berlusconi ha grandemente contribuito l’ossessione antiberlusconiana dei suoi avversari. Il leader del centro destra punta su se stesso ed avvia una campagna elettorale tutta giocata sulla sua persona? Ecco che i suoi nemici lo riempiono di contumelie personali che moltiplicano gli effetti della campagna ponendo il Cavaliere al centro delle elezioni europee e della scena politica italiana. La sinistra, ovviamente, è liberissima di aiutare Berlusconi, convincendo con le sue aggressioni quella parte dell’elettorato moderato che magari è un po’ deluso dalle incertezze del governo a turarsi il naso ed a tornare a votare per il centro destra. Ma non può fingere che accanto a questa conseguenza ce ne siano altre di ben diversa portata. La paranoia trasformata in azione politica produce a sua volta ondate ossessive cariche di gravi rischi. 

A forza di seminare odio alla fine si raccolgono frutti avvelenati. Come insegnano gli anni di piombo. E la sinistra deve fare molta attenzione a non ripetere gli errori del passato se vuole continuare ad avere un qualche futuro nel nostro paese. Al pericolo che qualche imbecille prenda per buone le esagerazioni propagandistiche si aggiunge poi un’ultima e più grave conseguenza. L’imbarbarimento del dibattito azzera ogni possibilità di confronto politico serio ed utile per il paese. E’ fin troppo comprensibile che nel momento in cui la sinistra si lacera sul voto per la missione italiana in Iraq i suoi dirigenti puntino ad alzare il polverone degli insulti per nascondere le lacerazioni del proprio schieramento. Ma ci deve essere un limite all’interesse di parte. Soprattutto quando in ballo ci sono gli interessi generali. Non capirlo significa fare danni. A sé, agli altri, a tutti.