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  Il garante inesistente
24 febbraio 2004

Povera Lucia Annunziata! Fosse dipeso da lei, si sarebbe ben guardata dall’intervenire nel bel mezzo della Domenica Sportiva per polemizzare con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e rimbrottare i giornalisti che avevano deciso di intervistare il Cavaliere sulla faccenda delle due punte del Milan! Il presidente della Rai è una giornalista troppo esperta per non sapere che con il suo intervento ha fatto un favore al leader della Casa delle Libertà, moltiplicando all’infinito l’effetto mediatico della sua apparizione televisiva. Ma come poteva comportarsi altrimenti? Se avesse taciuto, applicando la regola secondo cui una smentita equivale ad una notizia ripetuta due volte, avrebbe dovuto vedersela con le telefonate imbufalite dei leader della sinistra, con le bordate di Beppe Giulietti, le reprimende dell’Usigrai, le lamentazioni della Fnsi, i piagnistei di Federico Orlando ed, ovviamente, i richiami al suo ruolo di presidente di garanzia provenienti da tutti i responsabili della comunicazione dei partiti dell’opposizione. 

Così, per non essere crocifissa dai propri referenti ed amici politici, ha caricato a testa bassa il Cavaliere, ha strapazzato in maniera decisamente poco urbana i propri giornalisti ed, oltre a regalare al capo del Governo il vantaggio di una polemica giocata su un terreno non politico ma calcistico, ha dimostrato di concepire la sua funzione di garanzia in chiave esclusivamente censoria. La conseguenza peggiore della sortita della Annunziata è proprio questa. Ha fornito l’ultima e definitiva dimostrazione che la sua interpretazione del proprio ruolo non prevede di esercitare una garanzia in favore di tutti gli abbonati ed i telespettatori Rai, ma solo a vantaggio dei propri referenti politici. Senza se e senza ma. E, soprattutto, a dispetto di ogni regola del buon senso e con l’inquietante tendenza a identificare la funzione della garanzia con l’uso della censura. Se il presidente della Rai fosse una appassionata del gioco del calcio saprebbe che il suo comportamento equivale ad un clamoroso autogol. Che bisogno c’è di un presidente di garanzia che garantisce solo i propri amici? E lo fa con il volto arcigno della padrona delle ferriere? Tanto vale che il presidente torni ad essere un consigliere di parte come gli altri e che, prima di scegliere un nuovo presidente, il cda chieda ai presidenti di Camera e Senato di fornire l’interpretazione esatta del ruolo di garanzia.