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  Il torto degli assenti
27 febbraio 2004

Non è il frutto di sdegno morale, l’uscita dalla commissione Telekom-Serbia dei componenti dei partiti dell’opposizione. E’, al contrario, la conseguenza di un evidente tentativo di insabbiamento. Il centro sinistra coglie al balzo l’arresto del faccendiere Volpe deciso dalla magistratura di Torino per tentare di dare la spallata finale alla commissione che dovrebbe fare luce su uno dei più clamorosi scandali avvenuti negli anni del governo dell’Ulivo. Se la questione fosse di ordine morale, le ultime iniziative giudiziarie della magistratura torinese avrebbero dovuto spingere i dirigenti del centro sinistra, chiamati in causa nella vicenda Telekom-Serbia, a correre di fronte alla commissione, per ribadire la propria, totale estraneità dai fatti e sbugiardare i presunti calunniatori ed i loro eventuali mandanti. 

Quale occasione migliore dell’arresto del personaggio definito come il burattinaio di Igor Marini, per seppellire definitivamente, di fronte alla commissione presieduta da Enzo Trantino, il caso dell’affare con la Serbia di Milosevic? La logica ed il buon senso avrebbero voluto che Prodi, Fassino e Dini si fossero recati a San Macuto e, forti degli atti dei magistrati di Torino, avessero ribadito la propria, totale estraneità ai fatti e preteso le scuse dai commissari del centro destra. Perché, invece, questa occasione storica di chiudere la partita sul campo della commissione viene volutamente ignorata? Ed, anzi, lo spunto offerto dai magistrati di Torino viene sfruttato per tentare di fare piazza pulita della commissione guidata da Trantino? 

La risposta è fin troppo semplice. Il ricorso alle dimissioni e ad una nuova forma di aventinismo serve a creare una gigantesca cortina fumogena sulle responsabilità di governo nel caso Telekom-Serbia. Chi s’indigna, chiede scuse preventive e pretende lo smantellamento dell’inchiesta parlamentare, teme l’accertamento della verità politica. Che è diversa da quella giudiziaria. Per questo motivo la scelta dei parlamentari dell’opposizione non deve intimidire i dirigenti della maggioranza. Li deve, al contrario, indurre a sfruttare la circostanza per rilanciare l’indagine sui rapporti tra il governo dell’Ulivo e quello del dittatore Milosevic. E, magari, aprire un nuovo filone d’inchiesta per capire come mai le prime rivelazioni sull’esistenza di uno scandalo partono non da destra, ma da sinistra, e lasciano pensare ad una sorta di regolamento dei conti tra gruppi e lobby concorrenti della sinistra stessa. Gli assenti hanno sempre torto. Soprattutto quando sono assenti per nascondere i loro torti!