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I radicali “altrove” 9 marzo 2004 Molti si chiedono dove potrà portare il dialogo che si è aperto tra Marco Pannella e Giuliano Amato. Ma a questa domanda c’è una risposta obbligata: ad un bel nulla. Il leader dei radicali ed il leader dei riformisti dell’Ulivo potranno compiere qualsiasi esplorazione su tutte le grandi questioni sul tappeto, alla ricerca di una improbabile sintonia. Ma il loro lavoro servirà solo ad accendere qualche fuocherello di visibilità per i diretti interessati sulla stampa nazionale. Non produrrà alcun accordo politico. Sia perché non esiste un solo punto d’intesa politica e programmatica tra le due parti. Sia perché alle Europee si vota con il proporzionale ed, esclusa l’ipotesi di una cooptazione da parte del “triciclo” ulivista delle candidature di Pannella o di Emma Bonino, non esiste una sola possibilità di assistere ad una qualche intesa politica tra radicali ed Ulivo. La stessa risposta varrebbe se il dialogo avviato da Pannella non riguardasse Amato, ma un qualsiasi rappresentante del fronte opposto di centro destra. Magari lo stesso Silvio Berlusconi. Anche se tra radicali e Cdl esistono molte più affinità elettive che tra gli stessi radicali ed il centro sinistra, nessun accordo sarebbe mai possibile. Non solo per la ragione già esposta della natura proporzionale del voto europeo, che può forse favorire le cooptazioni, ma che esclude apparentamenti politici di alcun genere. Ma soprattutto perché, anche se una eventuale esplorazione verificasse una totale convergenza politica e programmatica, i radicali di Marco Pannella non sono geneticamente disponibili ad entrare a far parte di uno dei due grandi schieramenti in campo. Pur essendo stati i primi sostenitori del bipolarismo e pur essendo i più convinti promotori del maggioritario senza quote proporzionali, i radicali non riescono a stare né da una parte, né dall’altra e, se vogliamo, neppure in mezzo. I seguaci di Pannella, infatti, non si trovano a loro agio neppure nei panni dei cosiddetti “terzisti”. Loro, come dice Pascal Salin a proposito dei liberali, stanno “altrove”. Ed il loro altrove è una posizione esterna ed estranea al sistema politico, in una sorta di empireo da cui non è possibile svolgere alcuna azione politica concreta, ma in compenso si può esercitare una sorta di opposizione morale nei confronti di chiunque si ritrovi a governare il paese. Questa scelta di sostanziale estraneità al sistema assicura ai radicali ed ai loro leader Pannella e Bonino grande autorità e grande prestigio. Di fatto sono i depositari della coscienza critica d’ispirazione laica del paese. Al tempo stesso, però, li condanna a restare “altrove”, a non essere disponibili in alcun caso ad un qualsiasi impegno nell’ambito della politica nazionale e, nel tempo, ad assumere agli occhi dell’opinione pubblica del paese il ruolo di “vecchie glorie”, tanto apprezzate e rimpiante quanto considerate ormai del tutto inutili. Per molti, e forse per gli stessi radicali, questa sorte è altamente apprezzabile. Non è da tutti entrare in vita nel libro dei santi della Repubblica. Altri, però, proprio perché Pannella, Bonino ed i radicali tutti hanno una storia alle spalle che giustifica la loro beatificazione per i miracoli compiuti negli ultimi cinquant’anni, preferirebbero invece che quell’”altrove” non fosse così lontano ed inaccessibile. E si trasformasse in un ruolo politico preciso, degno di una tradizione così ricca di meriti. Quello di una forza che utilizza la propria utilità marginale per rendere funzionate e responsabile quel sistema bipolare dell’alternanza che si vorrebbe perfetto, e non inquinato da percentuali di antico proporzionalismo. I radicali, in sostanza, potrebbero essere indifferentemente il fattore di equilibrio e correzione di un centro destra troppo sbilanciato sulle estreme leghiste o confessionali e di un centro sinistra sempre più ricattato dalle componenti massimaliste ed estremiste. I radicali potrebbero. Ma poiché i loro leader non lo vogliono è inutile blaterare. O astrologare sui risultati di un dialogo aperto a destra ed a sinistra che non potrà portare comunque a nulla. Tranne che far magiare le mani per ciò che potrebbe essere e che non è! |