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Il nuovo consociativismo 10 marzo 2004 Mettiamoci d’accordo. Se le riforme debbono essere fatte sempre e comunque attraverso un’intesa tra maggioranza ed opposizione, se sulla politica estera tutti debbono essere d’accordo, se sui temi del risparmio e della politica economica l’intesa tra schieramenti viene giudicata auspicabile se non necessaria, perché mai ci siamo dotati a furor di popolo del sistema maggioritario? Non sarebbe stato meglio rinunciare al bipolarismo dell’alternanza, e ritornare apertamente ed ufficialmente al vecchio e caro consociativismo che tanta nostalgia suscita in alcuni uomini delle nostre istituzioni? Gli interrogativi non sono affatto paradossali. Il passaggio dal proporzionale al metodo elettorale attuale venne giustificato dalla necessità di assicurare la governabilità del paese. Si decise di rinunciare, almeno in parte, alla rappresentatività delle forze politiche pur di guarire la piaga dei governi di breve durata che non riuscivano a portare avanti alcun tipo di programma di medio e lungo respiro. Si stabilì, inoltre, che attraverso il maggioritario ed il governo stabile della maggioranza si sarebbe definitivamente eliminata la pratica dell’inciucio costante tra le forze di governo e quelle di opposizione. Non perché si amasse il conflitto e lo scontro, ma per impedire il ripetersi di quel metodo consociativo che funzionava garantendo privilegi a tutte le clientele delle forze politiche interessate, e scaricando i costi assurdi di questo meccanismo sulle generazioni future. Da che dipende lo spaventoso debito pubblico del nostro paese se non dalle intese consociative raggiunte da maggioranza, opposizione e confederazioni sindacali dagli anni Settanta in poi, senza prevedere che le gigantesche cambiali emesse a carico delle generazioni future sarebbero arrivate presto o tardi all’incasso? E da che deriva il ritardo storico nello sviluppo del paese se non dagli accordi inciucistici stipulati tra maggioranza ed opposizione per evitare qualsiasi riforma o innovazione diretta a far saltare i privileghi delle clientele o gli interessi delle forze in campo? Oggi si insiste nel riproporre il metodo che ha moltiplicato il debito pubblico e bloccato lo sviluppo del paese. E si rilancia il consociativismo sempre tirando il ballo l’eventuale pericolo di vedere compromessa la pace politica e sociale del paese. Cioè rinnovando l’antico ricatto della sinistra fondato sulla minaccia del ricorso alla piazza nel caso la maggioranza rinunciasse agli inciuci paralizzanti e pretendesse di andare comunque avanti lungo la strada delle riforme e dell’innovazione. Se così è, c’è solo da sperare che Silvio Berlusconi non si pieghi al ricatto ed alle minacce dei nuovi consociativisti. Accettare le loro offerte di inciucio significherebbe tornare indietro di trent’anni. Il dialogo è sempre preferibile agli scontri ad oltranza. Ma solo a condizione che serva a migliorare la situazione del paese. Se lo condanna all’immobilismo è meglio che la maggioranza vada avanti da sola. Anche a costo del muro contro muro con una sinistra che tanto sa e vuole solo le barricate! |